Nel secondo racconto biblico della creazione – scrive Sergio Quinzio -
è l’uomo che deve dare il nome, cioè la sostanza del loro significato, agli animali, agli aliti di vita che respirano sulla terra: «ciascuno doveva portare il nome che l’uomo gli avrebbe dato» (2, 19).
La lingua, dunque, crea il mondo e la parola è il segno dell’anima. Soltanto l’essere umano ha questo dono, il dono che dà vita alla materia inerte: il Golem, la creatura informe della leggenda praghese, si anima o si spegne a seconda che il rabbino gli metta o gli tolga un cartiglio con il nome di Dio sotto la lingua (sulla fronte, sul petto).
All’inizio, nell’infanzia, non c’è che una sola lingua; la lingua dei colori, dei sogni, delle parole, la lingua che dà forma e significato all’universo intero, capace di unire senso e ragione, articolata nell’inconsapevolezza eppure evocativa nella coscienza: la lingua materna.....
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Nel maggio 2006 «Babele», il giornale della rete del progetto
Incontri di persone, lingue e culture, prendeva congedo dalla città e dal territorio. Per ragioni di necessità e di opportunità: da una parte veniva meno la linea di finanziamento che lo aveva reso possibile, dall’altra l’evoluzione del fenomeno migratorio chiamava a nuove priorità, in particolare alla progettazione di azioni contro la discriminazione.
Due anni dopo, «Babele» si ripresenta, con commozione rinnovata: la linea di finanziamento è ora quella del “Fondo nazionale per le politiche sociali - cofinanziamento regionale per le politiche migratorie”, il campo di azione è quello della lotta al razzismo e all’intolleranza, per i valori della convivenza e della dignità della persona.......
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