Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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Istituto di Istruzione Superiore

di Sant'Angelo Lodigiano
  • GIOIA
  • OPPORTUNITÀ
  • VIAGGIO
  • ABBRACCIO
  • NOSTALGIA


GIOIA

La mia esperienza in Italia ha fatto nascere in me una grande gioia. Innanzi tutto perché ho ritrovato la mia mamma che aveva lasciato il mio Paese già da qualche anno per lavorare. Quando qualcuno mi diceva “in Italia”, mi sembrava un paese poco conosciuto, ma in verità tutti conoscono l’Italia, perché qui ci sono tante cose, è un Paese ricco per le risorse naturali ed è ricco anche per la produzione industriale. Quando sono arrivato in Italia, mi è sembrato di entrare in un altro mondo: un mondo fatto di bianchi, dove tutti avevano un colore di pelle diverso dal mio. Però queste persone erano molto gentili e quando le salutavo, rispondevano tutte in modo gentile. Non solo la gente in strada era gentile con me, ma anche quella a scuola, dove anche chi non conoscevo mi salutava sempre.
Mi trovo bene a scuola, anche nella mia nuova classe con i miei nuovi compagni e i miei professori. Una cosa che ho notato è che in Italia le persone sono tutte colte e intelligenti e vivere qui mi ha dato la conoscenza della storia, che non credevo esistesse. Prima credevo che la storia passata fosse un mito, ma mi sbagliavo. La storia del passato esiste davvero e io l’ho visto con i miei occhi quando sono andato in gita a Pavia con i miei compagni del gruppo di alfabetizzazione. Quando siamo andati al Castello di Pavia ho provato una gioia e un’emozione incredibile. Credevo di essere in un film! C'erano le mura con i merli, un grande fossato attraversato da un ponte levatoio e un enorme cortile con tanti archi e colonne. Immaginavo i cavalieri a cavallo e mi sentivo uno di loro, che lottava per difendere il suo castello. Ho raccontato ai miei amici tutto quello che ho immaginato visitando questo posto e loro si sono messi a ridere, perché essendo abituati a vedere queste costruzioni meravigliose non ci fanno più caso.
Se non fossi venuto in Italia, mi rendo conto che non avrei mai provato una gioia così grande nello scoprire la storia e nel vedere tutte queste cose meravigliose. Penso che “viaggiare” significhi “conoscere”, se non si viaggia, non si conosce niente. Partire dal luogo in cui sei nato è come vivere l’esperienza di un terremoto che distrugge in un momento tutto quello che hai, togliendoti le cose vecchie, ma offrendo davanti a te un’infinità di cose nuove che aspettano solo te. Dopo un po’ sono talmente tante le cose belle, che non ricordi più di essere partito.
Solomon
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OPPORTUNITÀ

L’anno in cui sono arrivato in Italia, per me è stato un anno pieno di cose da raccontare. L’avventura di Mostafa, il ragazzo di vent’anni che arriva dal Marocco, è iniziata un giorno d’autunno quando mi hanno accompagnato nella mia classe e seduto al mio banco mi sono trovato di fronte a una verifica, per fortuna era quella di francese. Da quel momento, frequentare la scuola superiore ed essere promosso alla fine dell’anno è diventato il mio unico obiettivo. Questo paese mi offriva una nuova opportunità che io non intendevo lasciarmi scappare! Dopo essermi impegnato tantissimo nel corso di alfabetizzazione, mi sembrava di essere sulla strada giusta per ottenere i risultati che speravo. Un giorno, però, uno dei miei professori mi ha dato una bruttissima notizia, che mai mi sarei aspettato: il mio diploma del Marocco non era valido in Italia. Sono stato obbligato a fare un sacrificio e a frequentare anche la scuola media. È stata durissima: la mattina alle superiori e il pomeriggio alle medie. Le difficoltà sono state tantissime, soprattutto fare le verifiche come quelle dei miei compagni italiani. All’inizio non ci riuscivo, ma non mi sono arrabbiato perché la legge è così e anche perché credo che sia giusto, visto che alla fine il mio diploma sarà uguale a quello dei miei compagni italiani. Sono anche riuscito a continuare a praticare il mio sport preferito, la kick boxing: studiavo il doppio e andavo in palestra per mantenermi in forma e per scaricare lo stress della scuola che era raddoppiato!
A volte pensavo al Marocco: agli amici che ho lasciato laggiù, alla scuola, ai giorni trascorsi nel mio Paese di origine, ma alla fine ho capito che sperare che i giorni tornino indietro è una speranza inutile, perché la vita è come un pullman che non può fare un’inversione di marcia. Allora ho capito che dovevo continuare a correre per essere puntuale quando il pullman dei ragazzi promossi fosse arrivato. Quello per me è il pullman delle opportunità: l’opportunità di una vita migliore, l'opportunità di un lavoro, l'opportunità di un futuro dignitoso. Nel secondo quadrimestre sono riuscito ad avere dei buoni voti alla scuola superiore, ma la mia lotta non era ancora finita: avevo proprio paura di non superare l’esame di licenza media. Ma poi sono andato a fare l’esame e grazie all’esperienza fatta lo scorso anno a scuola, sono riuscito ad affrontare il leone, a salirgli sopra e alla fine ho cominciato a guidarlo io!!!
L’esame è andato bene, sono riuscito a fare bella figura con i professori e tornando a casa, mentre pensavo a tutta la fatica che avevo fatto durante l’anno, è successa una cosa strana: non riuscivo a ricordarmelo. Ero troppo felice! Questa esperienza mi ha fatto capire una cosa importante e cioè che si può fare tutto, basta avere la volontà di farlo e come dicono i marocchini: baraca tkon andik arrarba (basta avere la volontà)! Mostafa

VIAGGIO
La prima volta che sono arrivata in Italia ero felice. Io vengo dall’India e per raggiungere l’Italia ho dovuto prendere l’aereo e affrontare un lunghissimo viaggio. Era la prima volta che salivo su un aereo, avevo molta paura, ma durante il viaggio mi sono calmata e alla fine mi sono anche divertita. Dal finestrino ho visto paesaggi meravigliosi: mare, grandi montagne con tanta neve e vaste distese di sabbia: era il deserto! Dentro l'aereo c'erano un gruppo di signorine in divisa blu e gialla che ci hanno servito la colazione, il pranzo e la cena e che ci portavano da bere quello che ci piaceva. Ci hanno portato anche una copertina per la notte e le cuffie per guardare i film in silenzio. Non sono mai stata servita così bene, mi sembrava di essere una principessa indiana.
Arrivata a Malpensa, il cielo era tutto grigio e faceva molto freddo. La gente correva avanti e indietro e io, con i miei parenti, mi sono messa in un angolo con tutte le valigie ad aspettare mio zio. È venuto a prenderci con una bella macchina per portarci a casa.
La mia nuova casa era bellissima e spaziosa: c’era una camera tutta per me e mia sorella, mentre mio fratello dormiva in un’altra camera con lo zio. Abbiamo una bella cucina con la televisione e un comodo divano. Che bella! Ho subito fatto amicizia con i vicini di casa, persone gentili e simpatiche, però parlavano solo italiano e io non capivo neanche una parola.
Dopo aver avuto il permesso di soggiorno ero felicissima perché potevo spostarmi tranquillamente ovunque. Lo zio era ansioso di farci fare un bel viaggio a Venezia, che è la sua città preferita. Una domenica mattina ci siamo alzati prestissimo e siamo partiti tutti. Venezia è una città meravigliosa: la piazza San Marco, piena di turisti che facevano le foto e anche noi ne abbiamo fatta una con le gondole sullo sfondo da spedire a mia nonna che abita ancora a New Delhi. Abbiamo anche fatto un giro in vaporetto ed è stato bellissimo con il sole e il vento sul viso.
Durante il viaggio di ritorno in macchina guardavo fuori dal finestrino: mi piace vedere il paesaggio che cambia e pensavo che era molto diverso dall’India, ma a me l’Italia piace tantissimo e qui è il mio nuovo Paese. Ho fatto un lungo viaggio per arrivarci, ma ora qui sto facendo il viaggio più lungo e più importante della vita e voglio che anche questo sia bellissimo e divertentissimo come la mia gita a Venezia! Sono soltanto all’inizio e ci sono tante cose da conoscere, tante persone da incontrare, tanti luoghi da scoprire. So anche che non sarà sempre facile, è un po’ come la scuola, bisogna lavorare tanto e avere molta pazienza perché le soddisfazioni si fanno sempre aspettare.

Manjit


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ABBRACCIO

Il primo giorno che sono arrivata in Italia ero molto felice, eccitata e incuriosita da questo nuovo mondo. Ma il giorno dopo mi sono sentita triste perché non capivo una parola di italiano. A casa, con i miei fratelli mi sono resa conto che loro riuscivano a parlare italiano, anche se erano più piccoli di me e allora mi sono sentita frustrata. I miei genitori mi hanno consigliato di guardare la televisione per imparare tante parole, ma era difficile, i miei fratellini ridevano se c’era qualcosa di divertente, io invece non capivo e allora ho pensato che la vita non sarebbe stata per niente facile.
Ero così triste e scoraggiata… In quel momento ho conosciuto una donna che abitava vicino a casa mia e che era molto gentile con me. Ogni volta che mi vedeva, mi baciava e mi stringeva in un abbraccio che mi faceva sentire bene.
Poi ho iniziato ad andare a scuola e anche lì all’inizio è stato difficile, perché quando i professori mi facevano delle domande io non sapevo rispondere, nessuno mi parlava perché io non sapevo l’italiano. In classe mi sentivo inutile e invisibile perché non potevo comunicare. Provavo tanta nostalgia per il mio Paese, per i miei amici e per la scuola che frequentavo in Africa. Ma poi sono iniziate le lezioni di alfabetizzazione e ho trovato nuovi amici, tutti stranieri, di Paesi europei e anche africani. Avevo proprio voglia di andare a scuola per vederli: con loro mi sentivo a mio agio perché condividevamo le stesse esperienze e le stesse emozioni. Con loro ho imparato l’italiano e piano piano ho cominciato a parlare anche con i miei compagni di classe italiani che erano gentili con me e cercavano di aiutarmi.
Un giorno abbiamo fatto una gita a Lodi e per avere un ricordo di quella giornata abbiamo fatto delle foto tutti insieme. Ci siamo abbracciati, stretti, e in quel momento, è strano, ma ho sentito un grande calore, una felicità immensa e da quel giorno non ho più provato la paura e la solitudine di prima.

Linda

NOSTALGIA
Noi stranieri provenienti da varie parti del mondo lasciamo la nostra casa e le nostre abitudini per cercare una vita migliore, ma dobbiamo affrontare sempre delle difficoltà: parlare una lingua che non è la nostra, una lingua che dobbiamo imparare, vivere in un clima al quale non siamo abituati e vivere con gente che ha usi e costumi differenti dai nostri.
Eccomi, ora vi racconto la mia storia in Italia che è un bel paese. Quando vivevo in Africa pensavo all’Europa come fosse un paradiso, dove non avrei trovato difficoltà e tutta la mia vita sarebbe stata piena di cose solo positive. Sono finalmente arrivata in Italia e ho scoperto che la realtà era molto diversa dai miei sogni. Io capivo solo una parola “ciao”, se qualcuno mi faceva una domanda gli sorridevo perché non avevo capito cosa mi aveva chiesto. Potevo comunicare soltanto con i miei genitori a casa. Allora, ogni domenica mattina, andavo a Milano per trovarmi con un gruppo di fedeli con cui cantare i bellissimi canti gospel che mi fanno sentire bene e mi danno tanta energia. Ho frequentato un corso di lingua italiana dopo sei mesi ero in grado di farmi capire quando parlavo con le altre persone. Un altro problema è stato la scoperta del ciclo delle stagioni perché non essendo abituata, avevo sempre freddo e soffrivo tanto. Ho scoperto che non avevo trovato ciò che mi aspettavo, infatti le cose non andavano bene. Io soffrivo perché volevo che le cose cambiassero, dopo un mese la situazione era migliorata, grazie all’aiuto di alcuni compagni di scuola e di alcuni professori. A volte noi ragazzi stranieri abbiamo organizzato delle feste all’interno della scuola per far conoscere anche agli altri studenti i nostri costumi e usi, la nostra musica e i nostri piatti tradizionali. La partecipazione a queste feste mi ha aiutato molto perché mi faceva rivivere le forti sensazioni legate alla mia terra. Potevo raccontare delle storie sui miei amici, cantare le mie canzoni gospel e ballare i miei veri ritmi.
Appena questi momenti di gioia finiscono, mi sento tanto triste e provo una forte nostalgia per l’Africa e tante volte desidero tornare indietro.
In questi momenti, una parte di me dice che non ce la posso fare perché incontro ancora difficoltà nell’apprendimento della lingua e nello studio delle materie che non ho mai fatto. E’ un problema anche stare con persone che hanno un carattere diverso dal mio. Ho paura di quello che mi aspetta fuori, ho paura di parlare con gli altri e di essere derisa e quando voglio parlare con qualcuno non c’è nessuno che mi ascolta così mi sento sola e sto in silenzio. Non mi manca niente qui in Italia perché tutto ciò che voglio i miei genitori me lo comprano, però non sono contenta, perché l’unica cosa che desidero è di tornare a casa, in Nigeria, dove c’è gioia e felicità, ma come posso sconfiggere questa nostalgia che non mi lascia mai? Vorrei saperlo. La sola cosa che so è che non devo mollare mai perché c’è speranza sempre. Peace
Sono sceso, entrato in cella, cucinato quattro uova al tegamino, un’insalatina, due pere e un arancio, preparato un caffè che solo qua si fa, fuori si è sempre di corsa, solo qua per una questione di tempo. Sì, qua ne abbiamo a piacimento! Vedete che la galera può avere i suoi lati positivi, come tutte le fasi della vita, seppur negative, dovrete cercare dentro il vostro essere la forza di trovare il positivo, non è utopia, ma realtà, una realtà che potrà solamente portarvi a quella serenità di un orizzonte perduto.
Non voglio in assoluto far prediche, sto solo esternando le percezioni e sensazioni che in questi giorni mi avete dato, giorni in cui il tempo non ha avuto tempo, non abbiamo (e spero di parlare al plurale) dato importanza al tempo se non solo adesso, che già maledettamente maledico per non averne avuto di più a disposizione, rendendomi conto di come prima fosse reale il mio dire il tempo è boia, ora aggiungo tiranno!
Attraverso questo progetto, al quale non dovevo partecipare, mi si apre un nuovo orizzonte, come potete immaginare di orizzonti ne ho vissuti fortunatamente tantissimi, buoni e non, e da giovane quelli negativi li vivevo male, troppo male, non cercando il positivo nel negativo, li vivevo male al punto di non vederne più davanti, le famose crisi da superare. Spero tanto che vi siamo stati d’aiuto, che abbiate avuto una impressione positiva dei detenuti, anche se mi sento più un prigioniero in attesa della scarcerazione o entrato in un programma che mi aiuti a superare l’ostacolo per me più difficile... Mi raccomando, divulgate questo messaggio, non rincorrete orizzonti fittizi, perché il tempo boia e tiranno sarà lì in attesa di farvi perdere i vostri orizzonti, come un conto aperto da pagare. Ora, mie care, malinconicamente vi lascio, nella speranza, o quasi certezza, che un piccolissimo microscopico spazio del vostro cuore, come il mio, ci porti in serbo. Enrico

I testi sono stati prodotti nell’ambito del laboratorio effettuato presso l’Istituto tecnico commerciale e per geometri “Raimondo Pandini” di Sant’Angelo Lodigiano.