Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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Liceo “Giuseppe Novello”

Codogno
  • DIVERSO
  • IGNORANZA
  • GIUDIZIO
  • SUPERSTIZIONE
  • PAURA
  • LE CINQUE PAROLE


DIVERSO

Ho deciso di scrivere questa lettera, destinata a tutte le persone del mondo che non accettano quelli come me, perché sto lottando per far capire a tutti che nessuno è diverso.
Ognuno ha un cuore, una propria personalità, una mente, dei sentimenti che non vanno feriti, ed è soprattutto per questo che oggi mi ritrovo a scrivere questa lettera.
Noi siamo come voi, non siamo inferiori.
Perciò vi prego di leggere questa lettera sia con la mente che con il cuore, di cercare di capire soprattutto che anche se molti di voi ci definiscono “diversi”, noi non lo siamo.


28 febbraio 2010
Quando sono nata mi ha stretto a sé, e una sua lacrima ha bagnato il mio piccolo volto, che ancora non sapevo avere diverso.
Sguardi di compassione, di curiosità e a volte di scherno mi hanno accompagnato pian piano a questa età.
Ora sono io a prendermi cura di mia madre, l’unica che ha sempre guardato oltre, che ha sempre combattuto perché anche gli altri vedessero oltre il mio volto.
Ho un lavoro, ho degli amici, ho una vita “normale”, me la sono guadagnata!
Ho un sogno, laggiù nel più profondo, poter amare ed essere amata, come amano le persone normali.
Io sono down, scusate, mi sono scordata di scriverlo, forse perché qui, nella mia stanza, nel mio piccolo mondo, non c’è nessuno che fa in modo di rammentarmelo.
Ho scritto queste due righe, raccontando di me, della mia semplice vita, perchè quei ragazzi americani una mattina qualsiasi, senza nemmeno conoscersi, forse stanchi di una vita normale, hanno deciso che persone come noi, “diverse”, forse li potevano aiutare a uscire da quella noia, nata dall’avere tutto e niente, hanno pensato a noi come bersagli viventi per un gioco... “diverso”. Paola Annuiti
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IGNORANZA

È una malattia
che talvolta è letale
dalla quale siamo tutti affetti
fin dalla nascita.
Poi succede che crescendo
alcuni la contrastino,
perché se non si può guarire,
la si può curare
con buoni risultati.
Altri pigramente vi si lasciano travolgere,
ma basterebbe talvolta guardarsi allo specchio
e avere il coraggio
di farsi schifo...
o forse per fare questo
bisognerebbe non essere ignoranti? Paolo Bertoli
ignoranza (20 Kb)

GIUDIZIO
Con il termine “giudizio” si intende l’atto con cui l’uomo, esaminando e distinguendo, formula una sua valutazione su qualcosa o qualcuno. Si tratta quindi, in un certo senso, di esprimere il proprio parere, la propria opinione riguardo a determinati problemi, situazioni, scelte. Penso che questo rientri nelle azioni quotidiane di buona parte delle persone, anche perché la comunicazione e il confronto tra gli esseri umani, situazioni che si verificano giornalmente, comportano lo scambio di idee e opinioni.
L’azione di giudicare può assumere, dal mio punto di vista, due differenti connotazioni: in un caso si tratta di esprimere la propria opinione su un fatto, un evento, ma questo comportamento assume un valore negativo quando ci si permette di giudicare senza scrupoli una persona, la sua vita, le sue scelte, senza peraltro conoscerla a fondo.
Sono convinta che tutti siano liberi di esprimere un giudizio sincero, anzi, penso che riuscire a formulare delle proprie idee e opinioni sia importante. Chiaramente quando questo giudizio viene formulato senza motivazioni valide, o senza tener conto dei sentimenti altrui, esso si può rivelare superficiale e cinico. Inoltre, esprimere giudizi frettolosi su ciò che non ci riguarda, penso non sia un atteggiamento del tutto corretto; spesso si dovrebbe focalizzare l’attenzione e riflettere maggiormente sui propri comportamenti e sul proprio modo di agire.
A volte viene istintivo esprimere un giudizio basandosi solamente sul primo impatto e su una prima impressione, in questo caso il giudizio è sicuramente prematuro e si parla di pregiudizio, ossia di giudizio pronunciato senza la necessaria conoscenza dei fatti.
Bisogna avere la capacità di non fermarsi alle apparenze, di saper andare oltre, perché il più delle volte l’apparenza inganna.
In conclusione, trovo che sia necessario conoscere prima di esprimere un giudizio, poiché si rischia altrimenti di commettere uno sbaglio.

Beatrice Anelli


giudizo (25 Kb)


SUPERSTIZIONE

Cos’è quella cosa che induce a guardare solo le apparenze? E che fa temere ciò che non c’è? Cos’è quella cosa che va a spasso con l’ignoranza?
Cos’è quella cosa che sembra superata, ma in realtà esiste ancora?
La superstizione: quel pregiudizio che annebbia la ragione umana e la porta a contraddire se stessa e ad avere paura di qualcuno che non è come gli altri, come ci si aspetta, come dovrebbe essere, che, insomma, è diverso. Ma in fondo cos’è il diverso? Diverso rispetto a chi, a cosa? Rispetto alla maggioranza? Ma allora bisogna avere paura di distinguersi, di mostrarsi, di svelarsi, di essere semplicemente ciò che si è? Chi siamo noi? Come possiamo permetterci di giudicare le persone? E in base a cosa poi? Forse abbiamo solamente timore, paura, terrore di ciò che non conosciamo. E allora cosa facciamo? Lo etichettiamo. Punto. È molto più comodo catalogare che cercare di capire. E quindi, invece di creare opinioni nostre, libere, cataloghiamo, cataloghiamo in archivi già creati, costruiti, in strutture che fanno da culla ai nostri pregiudizi.
Cosa ci spinge allora ad accettare ottusamente convenzioni stabilite da chissà chi, chissà quando, per chissà quale motivo… così, perché lo abbiamo sempre fatto, senza chiederci perché? Perché? Perché al passaggio di un carro funebre tocchiamo inutilmente ferro? I morti non possono farci del male! Perché siamo schiavi delle nostre convinzioni mentali. Nostre?
Cecilia Cornaggia, Annalisa Frediani, Beatrice Lombardi, Eleonora Salvatori, Stefania Soresi

PAURA
Giorno dopo giorno, sono ancora più convinta che l’unica emozione permanente dell’uomo è la paura.
La paura dell’ignoto, la paura del complesso, la paura dell’inesplicabile. Qual è il desiderio più forte? La risposta è la sicurezza. È questo quello a cui aspirano tutti.
L’unica chiave per la loro felicità? Dovrebbero tutti provare a sostituire alla paura dell’ignoto la curiosità.

Pe zi ce trece, sunt tot mai convinsă că o emoție persistenŧă a vamenilor o reprezinŧă frica.
Frica de necunoscut, frica de complicat, frica de inexplicabil. Care este dorința nutriŧă de toți? Răspunsul exact este siguranța. Asŧa este cea la care râvnesc toți.
Singura cheie către fericire? Ar trebui să încerce fiecare să înlocuiască frica de necunoscut cu curiozitatea. Georgiana Craciun

Se fosse un colore sarebbe il nero, per la sua tristezza
se fosse una stagione sarebbe l’inverno, per il suo freddo
se avesse un ruolo in un racconto sarebbe l’antagonista, perché cerca sempre di rovinare le nostre intenzioni se fosse un elemento naturale sarebbe il mare agitato, per la sua pericolosità.

Tutto questo fa paura:
una macchia presente in ognuno di noi, che non si riesce a cancellare. Paolo Comaschi
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“C’era una volta”, perché diventi “sempre”



C’era una volta l’Ignoranza che, stufa di non conoscere nulla, andò a trovare il Vecchio Saggio perché l’aiutasse a sciogliere dei dubbi che l’attanagliavano da tempo. Mentre si stava avvicinando alla casa la fermò il Giudizio:
«Ehi, amica mia, dove te ne stai andando tanto lesta?»
Ignoranza rispose «Mah, non so, passavo di qua e pensavo di...»
«Ah, ma allora tu pensi! - la interruppe bruscamente il Giudizio - e che cosa pensi? Pensi di andare a fare visita al Vecchio Saggio, suppongo, ma perché ci vai? Sai che non potrai comprenderne nemmeno una parola!?» e sghignazzando se ne andò via frettolosamente come era venuto.
Mortificata nell’animo, Ignoranza pensò che avesse ragione Giudizio, dopo tutto cosa voleva capire lei?
Era una giornata di sole, gli uccellini cinguettavano felici, ma, inaspettatamente, Ignoranza scorse una figura avvolta in pesanti scialli neri che si guardava attorno furtivamente, le chiese se avesse bisogno di aiuto, ma questa, che era la Paura, appena le fu rivolta la parola, scappò via urlante.
Sempre più abbattuta, Ignoranza continuò per una viuzza che aveva appena imboccato. Cammina e cammina, notò sull’angolo della strada uno strano negozio: tutto colorato e decorato con immagini insolite, come stelle, scritte incomprensibili, numeri al contrario... incuriosita decise di andare a vedere. Dopo che fu entrata, venne accolta da un profumo di incenso, mischiato a qualche altro odore che non riusciva bene a definire. Ma improvvisamente i suoi pensieri furono interrotti da un “Om” basso e profondo.
«Cosa vedo qui? Un’anima in pena, che sta cercando delle risposte, non è forse vero?»
«Sì, esatto – rispose lentamente Ignoranza, che non aveva la più pallida idea di dove fosse capitata – ma chi sei?»
«Come chi sono? – fece l’altra – sono la Superstizione! So cosa stai cercando: un qualche filtro d’amore forse, o una pozione che ti faccia ringiovanire, ma prima di tutto lascia che legga la tua mano. Ehi, ma cosa fai? Dove vai? Ti posso aiutare!».
Ignoranza, in effetti, era scappata via, un po’ per la paura di quella voce cavernosa, un po’ perché aveva capito che Superstizione, in realtà, non aveva compreso nulla. E così, sempre più sconsolata, decise di tornare a casa e farsi una bella dormita per dimenticarsi di quella brutta giornata.
Ecco che però, all’improvviso, da dietro un albero vide sbucare un tipo assai strano, uno un po’ fuori dalla norma, per intenderci: non vestiva come gli altri, era più eccentrico nei colori, sembrava che la sua pelle, nera come i suoi occhi, fosse unta da qualche olio particolare e in quel momento, come assorto, stava canticchiando una melodia di cui era impossibile cogliere il senso, simile al suono degli usignoli, ma più basso e leggero.
Questi si rivolse alla nostra sfortunata protagonista e le chiese dove abitasse Ignoranza. Lei impallidì al sentire il proprio nome, poiché era certa di non conoscere quel particolare individuo.
«Chi cerca Ignoranza? Sono io Ignoranza, ma tu chi sei? Cosa vuoi da me? Sono certa di non averti mai visto!»
Quello gli rispose subito: «Io sono Diverso, mi manda il Vecchio Saggio da te. Sto cercando un posto dove passare la notte, non ti preoccupare, non ti darò fastidio: ho solo bisogno di un posto caldo per dormire».
Sentendo nominare il Vecchio Saggio, Ignoranza si rincuorò e decise di ospitare quel tipo strano, che però cominciava a piacerle.
Passarono insieme alcuni giorni, giorni in cui Ignoranza conobbe gli usi e costumi del Paese di Diverso, strane tradizioni che però l’affascinavano, che la sorprendevano sempre più: se in un primo tempo aveva giudicato Diverso come un primitivo per il modo di mangiare e vestire, ora si pentiva di quel giudizio affrettato e chiedeva al suo ospite di prolungare la sua permanenza nella sua casa per conoscerlo meglio.
Dopo una settimana, però, Diverso decise che non poteva più rimanere e, prima che Ignoranza si svegliasse, lasciò la villetta sul far del giorno.
Ignoranza, quando scese in cucina per farsi la colazione, si stupì di non vedere Diverso già sveglio: era solito essere mattiniero. Andò nella stanza, per verificare che l’ospite stesse bene, ma le prese quasi un infarto quando scoprì che aveva lasciato l’abitazione.
Disperata, corse dal Vecchio Saggio, che era l’unico che sembrava fosse al corrente dell’arrivo di Diverso a Fiabilandia, la contrada dove viveva Ignoranza: «Sai dove posso trovare Diverso? Se ne è andato senza lasciarmi un biglietto, né dirmi nulla».
Il Vecchio, sorridendo, rispose: «All’inizio lo avevi giudicato come un “non a posto” e ne avevi anche paura, ora perchè mi vieni a chiedere di lui?».
«Non lo conoscevo ancora, mi sembrava strano, particolare, stravagante!»
Il saggio annuì e le disse: «Se non siamo in grado di porre fine alle differenze, non possiamo aiutare il mondo ad accettare la diversità. Sei stata brava ad accogliere Diverso, eppure è stato necessario che lui ti parlasse di me perché tu lo accettassi come un tuo pari. Ora hai compreso l’importanza del confronto.
Racconta agli altri la tua esperienza, perché è tempo che questi ostacoli vengano superati!». Carolina Vigo


Le fotografie che illustrano queste pagine sono di Stefania Ferrari (Diverso), Georgiana Craciun (Giudizio e Superstizione), Bianca Gallinari (Paura).