Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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Liceo scientifico “Giovanni Gandini”

e classico “Pietro Verri”, Lodi
  • ORIGINE
  • TERRA
  • LEGGE
  • DIALOGO
  • NOI


ORIGINE

L’origine è umile, accompagna i nostri passi, costituisce le nostre orme. L’acqua è l’origine, è il grembo materno di tutte le cose. Grembo accogliente, delicato, grembo che dà vita, che nutre, che fa fiorire. Questa è l’origine. Anche per questo l’acqua è di tutti. La mia origine è la tua origine, anche se siamo diversi. L'origine è ciò che ci sostiene, ciò che ci permette di navigare, ciò che ci disseta nell’arsura, ciò che riflette la luce, ciò che purifica la nostra ignoranza dal non sapere chi siamo. Io vedo la mia origine in te e tu vedi la tua origine in me. Non può che essere così.

L’uomo che ricerca le proprie origini scopre di avere i piedi nudi, esattamente uguali a quelli di altri uomini suoi simili. Cambia forse solo il colore, ma nel cammino della vita tutti i piedi hanno alla fine il colore della polvere e della fatica. A volte, occorre guardare in basso, verso la terra che calpestiamo, per scoprire che le nostre origini non ci autorizzano a ergerci come esseri superiori nei confronti di uomini e donne che consideriamo inferiori a noi perché “diversi”. I nostri piedi nudi, stanchi e sporchi sono tutti uguali.
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TERRA

La Terra è un pianeta abitato da persone molto diverse fra loro e con culture altrettanto diverse. Tuttavia se la consideriamo come divisa in tante nazioni, si può dire che c’è una molteplicità di ‘Terre’.
Tra le nostre terre di partenza, cioè il Togo e l’Italia, ci sono molte differenze a livello culturale. In Togo, per esempio, parlare di famiglia non significa parlare di genitori e figli, ma di un insieme molto più complesso, costituita da un’infinità di parenti di gradi molto lontani; e inoltre la poligamia è molto diffusa. Per quanto riguarda i cibi, ogni regione del paese ha la sua specialità: i più diffusi sono la pate, l’ablo, il foufou. Il vino di palma e lo tchakpallo (miglio fermentato) sono le bevande alcoliche più consumate rispettivamente nel sud e nel nord del paese. La musica tradizionale togolese conta numerosi stili diversi, corrispondenti alle diverse etnie che popolano il paese. Tra gli strumenti musicali tipici vi sono il flauto e l’arco musicale. Le canzoni sono in genere in lingua ewe, ma esistono anche tradizioni canore in lingua fon e yuruba. La musica tradizionale ha spesso la funzione principale di accompagnare danze rituali, anch’esse numerosissime, come per esempio l’akpèssè.
Si può allora dire che ogni terra è un fuoco che forgia diversità e varietà, oppure che c’è un fuoco dentro a ogni terra. È il fuoco che un antico filosofo chiamava logos, cioè ciò che tiene insieme i contrari, ciò che attraverso le diversità genera una bellissima armonia.
Il fuoco è fusione di ceppi diversi che bruciano per diventare calore, luce, trasformandosi in un unico elemento vivificatore.
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LEGGE

Ogni uomo sotto il cielo nasce libero e ciò che ci contraddistingue nell’universo è proprio la libertà: in essa è la nostra umanità. Però nessuna libertà è senza legge, perché la legge è la garanzia per la libertà di tutti. La legge che ogni popolo liberamente si dà per il bene comune è ciò che ci permette di vivere liberi e nella sicurezza.
La legge è quella nuvola candida e lieve che non opprime ma esalta la libertà.
Trasgredire la legge che insieme ci siamo dati per la giustizia significa non rispettare la libertà di tutti, ma soprattutto quella dei più deboli, che diventano poi schiavi di chi pretende di farsi giustizia da sé e con forme di ricatto e di intimidazione si crea un piccolo regno di oppressi dalla paura.
Invece non c’è paura se c’è rispetto leale della legge, ma solo di quella legge che a sua volta è nata dalla libertà.
C’è un popolo che un tempo gioì nel ricevere la legge, tanto che cominciò a conservarla gelosamente e a chiamarla “la Legge”, che considera questa legge come un dono divino e ancora oggi la venera come tale.
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DIALOGO
Spesso gli uomini si guardano come se fossero trasparenti gli uni agli altri, cioè non si guardano per niente, perché è come se davanti a loro non avessero nessuno tranne loro stessi. Spesso, nonostante i rumori che ci assordano, è come se tutto si svolgesse nel più assoluto silenzio, perché nessuno dice niente a nessuno, parla solo con se stesso. Per esistere è necessario fare rissa, per sentirsi vivi bisogna azzuffarsi e offendersi a vicenda e, possibilmente, è meglio che questo avvenga alla Tv.
Così chi guarda da casa si allena alla vita a partire da questi esempi e crede che si possa vivere insieme solo in questo modo.
Ma il dialogo è per chi è capace di sedersi accanto a qualcun altro e ascoltare. Per dialogare davvero occorre sedersi, calmare la corsa del quotidiano e, paradossalmente, occorre fare silenzio prima di parlare, per imparare ad ascoltare il mistero che ci circonda.
La natura ha molto da insegnarci sul dialogo.

Il dialogo fa pensare alle lingue diverse che contraddistinguono ogni paese e ogni gruppo umano. Sono tantissime le lingue del mondo: non può essere vero che sono frutto di una confusione ma piuttosto sono la conseguenza di una ricerca continua per arricchire sempre di più la nostra conoscenza della realtà.
Per questo ogni lingua ha una grande dignità e non si può lasciare che le lingue muoiano senza lasciare traccia di sé per i posteri.
Una città ricca di insegne con lingue diverse non è una città caotica, non è una città che ha perso la sua identità, ma è piuttosto una città più viva, più giovane, proiettata nel futuro. È sicuramente una città ospitale, dove gli abitanti non si trincerano in un codice che conoscono soltanto loro ma sono disposti al dialogo. Parlare una sola lingua può volere dire, alla fine, parlare solo con sé stessi.


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NOI
Un noi è confrontare le proprie ombre, un noi è proiettare le proprie ombre in modo che si leghino. Un noi è attingere alla ricchezza dell’altro per accrescere la propria. Un noi è sapere di non essere soli, perché soli non potremmo esistere. È un’illusione pensare che la vita sia una partenza solitaria, anche nell’inizio della nostra avventura noi veniamo da una relazione. Fin dall’inizio noi esistiamo perché siamo stati accuditi, abbracciati, nutriti, guardati, tenuti nelle mani. Anche il nostro primo sorriso è la risposta allo sguardo che ci accoglie. Chi fatica a sorridere spesso non ha avuto occhi accoglienti che l’hanno da subito guardato.
Che noi lo vogliamo o no, l’altro è sempre una nostra ombra, e come nessuno può mai disfarsi della sua ombra così nessuno può dire: «Io non devo niente a nessuno, io non sono legato a nessuno».
Il problema, però, è che l’altro non resti un’ombra, costretto a rimanere qualcosa di oscuro. Molte persone nella nostra società sono ombre non riconosciute. Lavorano spesso senza tutele e in modo irregolare; fanno lavori pesanti e massacranti, tanto che non è esagerato dire che sono trattate come schiavi, non sono riconosciute come cittadini, non sono neanche riconosciute come risorse per la società. Sono sfruttate e poi dimenticate; lasciate agli ultimi posti come ospiti sgraditi.
Non è così tra noi e la nostra ombra, perché mentre noi la ospitiamo ovunque andiamo essa ospita noi.
Solo le anime dei morti non hanno ombra. E noi siamo esattamente uomini morti quando non ci sentiamo in un legame vivo con i nostri simili perché abbiamo reciso i canali della linfa che ci tiene in vita.

La parola noi indica tante persone, famiglie, paesi, stati e continenti accomunati da tradizioni comuni ma nello stesso tempo anche differenti. All’origine di un noi c’è un piccolo gruppo di persone, poi però da questo scaturiscono tanti altri noi e in questi distacco si formano anche idee e modi di vita diversi. Il sorgere di un nuovo noi è spesso un distacco che porta a un contrasto con il gruppo precedente, perché non si è pronti a vivere nella diversità, in un unico noi.
Si può arrivare a un noi sempre più grande solo se si riconosce che la diversità non è un male, non è un esilio, ma un arricchimento. Ci vuole tempo, bisogna darsi tempo, ma deve essere un tempo segnato dal desiderio di essere un noi sempre più ricco.
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I testi presentati in queste pagine sono il frutto di un lavoro comune realizzato da Guendalina Cilli, Elena D'Abramo, Jean Luc Koudopko, Valérie Koudopko, Annalisa Levati, Alessia Mizzi, Silvio Musso, Laura Piccina, Agnese Shabi.

Le fotografie che illustrano queste pagine sono di Laura Piccina (Origine), Guendalina Cilli (Terra), Silvio Musso (Dialogo), Agnese Shabi (Legge), Elena D’Abramo (Noi).