Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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Istituto di istruzione superiore “Angelo Cesaris”

Casalpusterlengo
  • SPERANZA
  • FAMIGLIA
  • BISOGNO
  • RICORDO
  • MONDO
  • LE CINQUE PAROLE

SPERANZA

Si sparano a vicenda e
Per sopravvivere dobbiamo
Emigrare in paesi più
Ricchi, così da dare un futuro
Ai
Nostri figli che oggi
Zappano la terra
Arsa del mio paese.

Thomas Alletto
Cantico della speranza

Ricordo la fatica quotidiana e il sudore speso per qualcun altro
Ricordo i miei diritti negati
Ricordo la paura e l’angoscia
Ricordo la fame e la violenza subita
Ricordo i giochi e l’ingenuità di bambino
Ricordo la gioia di essere amato, l’affetto dei parenti
Ricordo…

Ho bisogno di sicurezza
Ho bisogno di un sostegno, di fiducia nel domani
Ho bisogno di un’identità
Ho bisogno di tornare a sperare
Ho bisogno...

Voglio un mondo libero da ingiustizie
Voglio un mondo in cui tutto abbia valore
Voglio un mondo che non mi faccia paura
Voglio un mondo che sogni il futuro, cancellando gli errori del passato
Voglio un mondo…

Spero in un destino sereno
Spero nella giustizia e nella tolleranza
Spero nei figli che verranno
Spero nella pace dei popoli
Spero…
Ricordo gli ostacoli del passato
Ho bisogno di un mondo capace di accogliermi
Spero in un futuro tutto da costruire

Spero…
Veronica Maraboli, Giulia Gentile, Mattia Arensi
Noi che abbiamo bisogno di un aiuto,
Noi che il mondo lo conosciamo in parte
tanto quello negativo e poco quello positivo,
Noi che siamo stati odiati e maltrattati
da gente rozza, incolta e gotica,
vi chiediamo un aiuto per noi
e le nostre famiglie.
Ridateci la nostra speranza
ove è caduta e per noi
essa rinascerà.
Questo è il ricordo che ci avete lasciato,
ma cambiarlo è possibile se le parole
dei rozzi e zotici non ci toccano più.
Shubham Saini
speranza (25 Kb)


FAMIGLIA

Dei miei cari
non è rimasto altro che il ricordo
che ho nel cuore
dove rivivo le loro immagini
quelle di una famiglia a cui niente mancava
ma il ricordo svanisce
come la pioggia in mare
rimane la speranza
tanta la voglia
di ricominciare
a vivere
isolandomi
da questo mondo
contro di me

Moushine Bari e Simone Regonati
Là rimane la mia vita

Sale alla mente, ricordando
quella calda sabbia lontana,
la memoria del mio mondo;
solo la speranza mi spiana
la via del ritorno alla patria
dell’infanzia, mia, felice…
È tutta gente con la mente piena di gloria,
che pensa io voglia stare in questa terra ammaliatrice.

Si sbagliano tutti:
il mio unico bisogno
è la voglia della mia famiglia,
e della gente a me cara.

Giada Roveda
famiglia (20 Kb)

BISOGNO
I need, yo necesito, j’ai besoin, ho bisogno…

Ho bisogno di certezze, di carezze
non di verità nascoste o di bugie acclamate
né di tutte le parole prigioniere di menti malate.

Ho bisogno di ciò che manca
di sognare, di tentare, cadere e riprovare.
Ammettere di aver bisogno di aiuto e aiutare
e far sentire che la propria voce
non è stanca.

Bisogno di non sembrare, ma di essere forte
bisogno di non farsi calpestare
bisogno di non subire torti
bisogno di dignità, d’identità, di una sorte.

Bisogno di svegliarsi e vedere il sole
sentirsi vivi e percepire qualcosa di concreto
sapere che i fatti contano più delle parole
scoprire che la verità non è più un segreto.

Ho bisogno di estinguere l’indifferenza
dagli occhi di chi vaga nell’oscurità
e bisogno di opporre resistenza
al vizio, al capriccio, al grande dubbio
e alla malvagità.

E tu, ragazzo, non aver paura di sbagliare o pensare.
Devi aver paura di non capire, di non saper volare,
di sentirti smarrito e di non riconoscere
ciò che è bene e ciò che è male.

Continua dunque a sperare
inizia a sognare
impara a credere
e tornerai a vivere.

Giulia Gentile e Veronica Maraboli


Ho bisogno di scoprire
vorrei partire
per un altro mondo
in cerca di speranza
di gente che non sa mentire

attraversare mari, oceani
per il lungo e il largo
fra mille avventure e pericoli

per arrivare in un posto
dove la gente
mi vorrà per quello che sono
senza pensare al ricordo
del mio passato

Edoardo Bottini e Andres Arguello


bisogno (25 Kb)


RICORDO

Momenti che ti lasciano un sorriso

Basterà sfogliare un album fotografico
con delle semplici fotografie
per farci emozionare e ricordare…
Persone, attimi, parole,
che sempre il nostro cuore ricorderà,
una lacrima scenderà
o spunterà un sorriso
ma son proprio fatti così i ricordi,
Ci fanno pensare, imparare, crescere.

Jessica Priori e Riccardo Tavazzi
Il ragazzo e la gloria

Io ho un ricordo indelebile nella testa
perché della mia famiglia nulla resta
tutti vennero caricati sui camion,
come fossero cani
cattivi e disumani
la destinazione era ignota
ma la loro destinazione era come una nota
che dipende solo da chi la suona
e intanto il cielo tuona,
forte, possente,
e non potremo far niente.

Il tempo non si fermava
e il ciclista passava
in questo paese deserto
con il bisogno di un mare aperto
per liberare i pensieri
dalle sofferenze di ieri
un canto saliva
e tutto il mondo sentiva
alla fine di questa storia
tutti gridarono: viva la gloria!

Riccardo Maraboli
In memoria

Il mondo non è più come prima
ed ora manca all’appello una rima
il cielo non è più cielo
la sua bara è coperta da un bianco velo.
Il ricordo è ancora forte
con i suoi versi divini
non temeva la morte
e scriveva senza confini.

Con lui muore la speranza
di un mondo senza libertà di parola,
lontano dalla sua famiglia,

ma rimane con noi il bisogno,
la necessità di un poeta
che ami i versi come se stesso.
Luca Salani e Claudio Schiavi
ricordo (29 Kb)
MONDO
Un mondo migliore

In questo mondo dove pochi hanno capito
che cosa significa non soffrire l’appetito,
non avere davvero bisogno
di immergersi in un sogno per andare avanti,
dove si ha la speranza
di una nuova vita che avanza.

Neanche la famiglia riesce a sostenere
la mancanza di qualcosa che si deve avere
e quelli che tutto ciò hanno superato
ricordano con sollievo il passato
e vivono nella speranza e nella convinzione
che davvero qualcosa si può fare con un po’ di attenzione.

Adesso si ha solo la voglia di vivere
in un mondo migliore in cui sopravvivere,
un mondo dove tutti si è amici,
dove si può ridere felici.
E questo si può realizzare
se ci sarà qualcuno su cui contare.
Martina Borella
Il mondo che vorrei

Il mondo che vorrei
è un luogo dove
ci si sente in famiglia
e non in una landa desolata.

Il mondo che vorrei
è un paese dove tutti
abbiano la speranza
della vita.

Il mondo che vorrei
è un universo di persone
che si sentono fratelli indipendentemente
dalle differenze.
Questo è il mondo che vorrei.
Marco Crescenzo e Alessandro Conti
mondo (20 Kb)


Il mondo come famiglia

Il mondo è per me la realtà in cui tutti viviamo e nella quale mi è possibile relazionarmi e comunicare con le altre persone: da qui nasce l’idea di una realtà più generale e di una più personale.
Se osservo la realtà che mi circonda, mi ritrovo spesso a sperare in un mondo che possa essere diverso rispetto a quello attuale, a quello in cui viviamo. Sarebbe bello che riflettendo su ciò che è stato, gli uomini ricordassero e cercassero di costruire un futuro migliore e tranquillo.
Se penso al mondo più intimamente, allora mi trovo a riflettere sulla mia famiglia, che per me è una versione positiva di ciò che mi circonda, perché essa mi sostiene, soddisfa le mie necessità e bisogni e mi fa sentire decisamente fortunato e felice.
Giuliano Abbiati


I giovani uniti nella lotta alla criminalità per un mondo di pace e di giustizia

Il 20 marzo si è svolta, a Milano, la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime della mafia, alla quale abbiamo partecipato anche noi studenti del “Cesaris”, accompagnati da due nostre docenti.
La destinazione era Piazza Duomo, dove avrebbero letto i nomi delle vittime e avrebbero parlato alcuni importanti esponenti della lotta contro la criminalità organizzata: don Luigi Ciotti, Giancarlo Caselli, l’onorevole Nando Dalla Chiesa, la moglie del giudice Antonio Caponnetto, e tanti altri.
Prima abbiamo preso parte al corteo: i partecipanti venivano da ogni regione d’Italia, ed è stato un momento gioioso e di grande partecipazione pacifica in cui era bello vedere tanti giovani uniti dire “no” alla mafia, alla violenza, all’illegalità. Tra l’altro, erano presenti anche diversi gruppi politici.
Concluso il corteo, siamo giunti in Piazza Duomo. Lì era stato allestito un palco dove sarebbero stati letti i novecento nomi delle persone uccise dalla mafia.
Dopo la presentazione dell’evento e alcuni interventi, è cominciata la lettura, molto commovente dei nominativi; chiaramente, parecchi erano di origine meridionale, altri di figure indimenticabili, di veri eroi che costituiscono, per noi giovani, un modello di comportamento, i giudici Falcone e Borsellino, il generale Dalla Chiesa, don Pino Puglisi, Peppino Impastato, il giudice Chinnici, il giornalista De Mauro, i nomi degli agenti delle scorte dei magistrati.
Altri nomi, invece, erano stranieri. Sì, perché tra le vittime sono stati ricordati anche diversi giovani immigrati che sono stati uccisi ingiustamente.
Il nome di queste persone si può collegare alla strage di Castelvolturno, avvenuta la sera del 18 settembre 2008, in cui persero la vita sei immigrati africani del tutto innocenti, mai stati coinvolti in attività di tipo criminale, né legati alla camorra locale. Un fatto insolito e sconcertante che ha dato un nuovo volto alla mafia e che ci fa capire che non c’è scampo per nessuno. Quei sei giovani innocenti, che erano venuti in Italia per cercare lavoro, per trovare pace e serenità, non avevano nessuna colpa, si sono solo trovati nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Sono stati uccisi per la volontà criminale camorristica di fare una specie di pulizia etnica della zona, cacciando completamente gli immigrati che non vogliono scendere a patti e che non sono facilmente controllabili. Un intralcio per la camorra, poiché si calcola che nella città di Castelvolturno la comunità immigrata conti più di tredicimila persone, regolari e non.
Noi giovani non possiamo accettare tanta violenza, non possiamo e non dobbiamo arrenderci; dobbiamo dire “basta” a tanta ferocia, dobbiamo combattere e reclamare giustizia a ogni costo, a nome di quelle persone che hanno sacrificato la loro vita per affermare i valori di legalità, di onestà, di dignità umana.
Mi piace chiudere questo articolo, citando le parole di don Luigi Ciotti: «Bisogna costruire una rete, alle logiche mafiose bisogna opporre un “noi” piuttosto che l’individualismo. Mai come in questo momento bisogna unire le forze e le energie. Non possiamo tacere di fronte a quello che sta succedendo».
Ragazzi, lottiamo dunque insieme contro tutte le mafie se vogliamo un mondo di pace, di giustizia, di solidarietà. Giulia Gentile Giulia Gentile