Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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Istituto di Istruzione Superiore

di Codogno
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COLORE


Tra pelle e cuore

Pensa come è la vita immersa nei mille colori della pelle
un arcobaleno che si affaccia nel mare
come un sorriso pieno di luce
Il colore delle pelle
è una pellicola esteriore
quello che conta nella gente
è l’amore che è presente
Il colore della pelle
influisce sul pensiero
ma il colore perfetto
è quello del rispetto
Siamo figli della vita
abbracciamoci con forza
con l’affetto più fraterno
in un tempo eterno
Tutti e cinque i continenti
sotto un’unica bandiera
con al centro un grande cuore
come simbolo d’amore
Oltre al colore della pelle
la pace ha il proprio colore
che si esprime in diversi modi
rosso come un tramonto di sera
arancio come un palloncino a forma di sfera
verde come un prato in primavera
giallo come il grano maturo
viola come un fiore appena sbocciato
azzurro del cielo in cui gli uccelli volano felici.

Khadija Idrissi, Suomia Idrissi, Zvetlana Gjoka, Vilma Velia, Angelica Zambrano

Il matrimonio con i colori

In Marocco, durante le cerimonie, si utilizzano diversi colori che rappresentano l’anima delle persone e la loro felicità.
I vestiti sono eleganti, fatti con due o al massimo tre colori.
I vestiti della sposa sono diversi da quelli degli invitati perché devono far risaltare quelli della festeggiata, rendendola molto speciale.
Il primo giorno, l’abito della sposa è un kaftan (il vestito tradizionale), di colore verde, che esprime la speranza di crescere e vivere ogni istante della vita matrimoniale con maggior stabilità, senza scosse e imprevisti. In questo giorno la sposa fa il tatuaggio con l’henna.
Il secondo giorno la sposa indossa tanti abiti di colori diversi, questa volta l’abito è formato da due pezzi.
Il primo abito è di colore giallo dorato, che rappresenta il colore del sole, dell’allegria, della felicità.
Il secondo abito è di colore rosso, che rappresenta il colore del fuoco, della passione, dell’amore e della vita.
Il terzo abito è di colore viola, che rappresenta il colore dell’arte, della fantasia, del sogno di essere all’altezza di ciò che l’aspetta dopo il matrimonio; inoltre evoca la sensibilità romantica e la nostalgia per il distacco dalla sua casa natale. Il quarto abito è di colore grigio-argento, che rappresenta il colore dell’eleganza, della sensibilità, della franchezza e della purezza.
Il quinto abito è di colore blu, ossia il colore del mare, del cielo, della tranquillità, della tenerezza, della gioia di vivere; è un colore dolce e gentile, semplice, romantico e sensibile.
Il sesto abito è di colore marrone, il colore della terra, della sicurezza, della pazienza e dell’amore verso la propria casa; con questo colore la sposa trasmette messaggi al marito, come il bisogno di un rapporto stabile e sicuro.
L’ultimo giorno la donna indossa un abito di colore bianco, che rappresenta la purezza, la pace, lo stato d’animo.
Ecco perché gli invitati portarono colori diversi da quelli della festeggiata, in questa occasione deve emergere la sposa, i suoi abiti e i suoi messaggi.
Sicuramente in questa occasione tutto è colore, gioia, felicità.

Khadija Idrissi
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INFANZIA

L’infanzia perduta

Oh bella infanzia mia
Perché te ne sei andata via
io senza la tua tenerezza
ora vago nella tristezza.

Giorni, mesi, anni son passati,
E la mia infanzia l’ho perduta
Spero che in un’altra vita
Essa venga riconosciuta.

Oh dolce infanzia mia
Non vivo più nella malinconia
Ma ti prego torna adesso
Altrimenti muoio oggi stesso!

Non sopporto più vivere da uomo
Tristezza, dolore solo ho!
Voglio tornar quand’ero bambino
E dimenticar tutto come fa un bambino.

Gustavo Quinde
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RITMO
Ballando con la musica

Il ballo e la musica mi scorrono nelle vene come il sangue.
In Marocco abbiamo tante danze diverse perché ogni zona ha una musica che cambia di regione in regione, ma la danza più conosciuta a livello mondiale è la “danza del ventre”. Essa è un sinonimo di seduzione, grazia e femminilità.
La danza del ventre, oltre a essere suggestiva e seducente per chi la guarda, infonde grande benessere psicofisico in chi la pratica. Il ritmo e la danza sono una lingua sola, il ritmo dice qualcosa e il corpo risponde, di conseguenza questo ballo calma i pensieri, libera e rilassa la mente regalando energia, leggerezza e buon umore. Questa è una danza femminile, si balla in cerchio per avere la giusta atmosfera, mentre intorno vi sono cuscini e candele.
Alcune donne, durante la danza, non si muovono dal posto in cui si trovano, però hanno in corpo il ritmo, infatti sembrano volare e sembrano in un altro mondo, ossia sembrano essere in un mondo magico che le avvolge e prende possesso del loro corpo.
Khadija Idrissi

Intervista su… MSN

Gustavo: Nel mio paese, Machala, in Ecuador, il caldo ci accompagna per tutti i mesi dell’anno. Simone: Eh sì… è arrivato, dove vivi, nel Sahara?!? Non ci credo!!! Da noi, qua a Codogno, in Lombardia, il caldo dura tre o quattro mesi all’anno... se siamo fortunati. Gustavo: jajajaja, beh, il caldo da me c’è quasi tutto l’anno!... ma ci sono mesi in cui arriva il freddo! Ma non freddo come da voi, qua da noi quando arriva il freddo, ci vestiamo con maglioni leggeri. Simone: Sì, magari! No, qui da noi quando fa freddo, non basta coprirsi solo con un maglione leggero! Ci vuole anche il giubbotto con la sciarpa, guanti e cappello!!! Gustavo: jajajaja, scusa… ma… quando voi uscite di casa allora state fuori per poco tempo? Per il freddo vero? Da noi invece la maggior parte del tempo la passiamo fuori casa! Con gli amici a parlare, giocare, nuotare, perché abbiamo un clima tropicale! Da me ci sono vari posti divertenti dove ci si può divertire. Da te? Simone: Ma è ovvio che stiamo fuori poco, perché fa freddo! Beh… poi non è che stiamo fuori al freddo, a volte si va all’oratorio, in qualche bar, o in qualche sala giochi. Mmm... un po’ hai ragione sai? Non ci accontentiamo di quello che abbiamo, infatti quando fa caldo ci lamentiamo e usciamo verso le cinque del pomeriggio, perché prima il sole è troppo caldo! C’è l’afa che infastidisce, anche da voi non è così? Gustavo: Eh??? D’estate uscite dopo le cinque?!? Ma voi siete pazzi! Ma così non vi godete la giornata! Ma poi l’afa cos’è, un insetto? jajaja, da noi non c’è l’afa, diciamo che abbiamo un clima tropicale. Simone: Sì, si può dire che ancora un po’ e usciamo direttamente alla sera! :-… ora ci immaginerai come dei vampiri, però non è così, vieni qui da noi e vedrai!!! Gustavo: Sai una cosa? L’italiano, tutto sommato, non è molto diverso dallo spagnolo! In spagnolo vampiro si dice pampiro! Come vedi l’unica lettera che cambia è la v. Dai, mi piacerebbe venire in Italia, forse un giorno ci verrò, così avremo la possibilità di conoscerci ok?!? Simone: Eh… dai che ficata, vieni! Fammi sapere quando arrivi, ok? Adesso devo andare a fare i compiti!!! Ciao! Gustavo: Va bene, ti farò sapere! Ciao ciao!
Gustavo Quinde e Simone Bellagente

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NIDO

L’infanzia! Parola magica!
vuol dire amore verso
creature nascenti, splendenti,
i cosiddetti fanciulli, l’amore
che le madri riversano
verso i propri figli,
le coccole che essi ricevono.
Proprio quell’amore che
ti accompagna in sintonia
con paure, depressioni, tristezze,
che seguono la crescita
dalla culla all’età adolescenziale.


Gianmarco Marazzi
Il mio paese, il mio nido

Cos’è per te l’infanzia?
Vilma: è un bel periodo della mia vita, vicino ai miei familiari e ai miei parenti albanesi.
Soumia: è un ricordo molto importante, ero in Marocco, il mio paese.
Angelica: è una cosa indimenticabile della vita di ognuno di noi.
Khadija: è il mio villaggio, i miei parenti, i momenti passati con loro, le feste arabe.
Anna: penso che sia il periodo della vita di ogni persona trascorso divertendosi, io l’ho passato serenamente in Albania, all’aperto, senza limiti e vincoli.

Hai avuto una bella infanzia?
Vilma: sì, è stata molto bella fino a quando non ho iniziato ad andare a scuola, perché allora è cambiato tutto, prima quando ero in Albania avevo più libertà, più luoghi scoprire.
Soumia: no, all’inizio non è stato molto bello finché, all’età di sette anni, ho rivisto mio padre: da quel giorno la mia infanzia è diventata bella.
Angelica: non è stata bella per la perdita di mio padre.
Anna: sì, è stata bellissima perché mi divertivo sempre con tutti i bambini del mio paese, stavo sempre con loro.
Khadija: come era bello il periodo dell’infanzia insieme agli amici e ai familiari! Mi divertivo tanto, ero serena e spensierata. Mi piacerebbe ogni tanto ritornare a essere bambina e dimenticare le mie preoccupazioni e le mie responsabilità del mondo adulto.

Ti piace la vita da adolescente o preferivi quella da bambina?
Vilma e Soumia: amo sia l’una che l’altra. Da bambina stavo bene perché ero spensierata e senza problemi, l’unico mio pensiero era giocare, stare all’aperto con i miei amici, giocare per le strade. Non posso dimenticare i colori e i suoni. Adesso amo quest’ età perché posso fare le mie scelte.
Angelica: ora come allora non vedo differenze, sono periodi uguali: provo solo tristezza e disperazione, ma dall’altra parte c’è la musica che mi fa divertire.
Anna: tornerei bambina, perché non c’erano tanti problemi come adesso.
Khadija: non trovo differenza, sono soddisfatta della mia giovinezza.

Quando ricordi la tua infanzia, cosa provi?
Vilma: infanzia è sinonimo di libertà, divertimento, gioia, dolore per le responsabilità che avevo.
Soumia: provo dei sentimenti molto belli: gioia, dolore, amore per il mio Paese, il Marocco.
Angelica: provo una grande emozione dentro di me, ma anche una grande tristezza.
Khadija: provo sensazioni grandissime e mi sembra di entrare in un mondo magico pieno di gioia e felicità.
Anna Gjoka, Khadija Idrissi, Soumia Idrissi, Vilma Velia, Angelica Zambrano
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CALORE
Romania… paese di colori, suoni… casa dei romeni

Quando si parla della propria casa si intende il paese e l’abitazione in cui si è nati, perché lì ci sono genitori, fratelli, sorelle, tanti parenti; si sente il profumo che ti fa ricordare la tua infanzia, i sorrisi, i momenti felici e anche tristi, tutto ciò che ti è familiare…
Sono nata in Romania e come altri ventitré milioni di persone dico che la Romania è la mia “casa”.
La fama del mio paese è stata portata nel mondo da uomini illustri che hannno contribuito al progresso mondiale: Petrache Poenaru (secolo XVIII), inventore della penna; Nicolae Paulescu (XIX secolo), che scoprì l’insulina; Constantin Brancusi (XIX secolo), grande scultore di fama internazionale… Tanti romeni hanno ricevuto il premio Nobel per meriti straordinari in vari campi e una lista interminabile di persone ha fatto conoscere il mio paese a tutti gli altri.
Il popolo romeno si conosce meglio se si visitano le montagne, le pianure, la campagna, i paesaggi del Delta del Danubio, riserva naturale e patrimonio ecologico mondiale, il Mar Nero che bagna maestosamente le nostre terre. Molto importante è l’accoglienza calorosa della nostra gente, che apre la sua porta e riceve con tanto affetto e con il cuore sincero tutti coloro che hanno voglia di arricchire la propria anima.
C’è tanto da vedere nel mio paese, come le chiese di legno antiche, le cittadelle, il cimitero “felice” di Sapanza che, sulle croci in legno, riporta dei versi umoristici e che è diventato un museo a cielo aperto, la Casa del Popolo, le antiche mura dei vecchi castelli che raccontano storie di coraggio e di sanguinose battaglie e sacrifici per la patria, i musei che raccolgono oggetti che testimoniano la storia bellissima di un paese e di un popolo che racchiude in sé tante sofferenze, ma nonostante tutto è ancora in grado di sorridere, di danzare e di cantare i canti tradizionali in ogni occasione e, soprattutto, di gioire per la vita.
Tutto questo e tant’altro il popolo romeno ha racchiuso ed espresso in canti, costumi e danza popolare, infatti la musica ha accompagnato il popolo rumeno in ogni momento, dalla nascita al matrimonio fino alla morte. Nei canti popolari emergono tutti gli stati d’animo: felicità, amore, gioia, tristezza, sofferenza.
Tutta la tradizione romena è racchiusa nella poesia, nella musica, nell’arte, tutto serve a descrivere e a rappresentare un popolo con carattere nobile, sincero e buono.
Anche se la Romania è divisa in tre grandi regioni storiche - Moldova, Ardeal, Tara Romaneasca - è unita da un forte sentimento patriottico e dal sangue dei nostri antenati che scorre nelle nostre vene e ci mantiene uniti in qualsiasi parte del mondo.
Siamo un popolo di cristiani ortodossi e la religione e la fede in Dio sono parte importante della nostra vita. Nell’arco dell’anno festeggiamo i grandi avvenimenti che rappresentano la base del cristianesimo: la Nascita di Gesù, la Sua Morte e Resurrezione.
Tradizione e fede si intrecciano mantenendo forte il legame tra cultura, popolo e tradizione.
A Natale, per festeggiare la nascita di Gesù, i bambini e i ragazzi vanno di casa in casa, vestiti con costumi tradizionali, cantano canzoni che esprimono la gioia per la nascita di Gesù, dimostrando la felicità che questo evento porta nel cuore e la sua importanza per i cristiani.
A Pasqua, per festeggiare, i romeni vanno in chiesa e poi si regalano a vicenda le uova rosse dipinte in vari modi e con simboli rappresentativi: la croce, motivi floreali, animali, il sole,… è un lavoro molto faticoso eseguito con passione, che fa piacere alle donne e agli uomini ed è trasmesso di generazione in generazione.
Dobbiamo essere aperti a nuove esperienze per conoscere meglio la cultura e la tradizione di un popolo, non si può imparare solo dai libri. Il mondo è come lo guardi e lo si deve guardare con gli occhi del cuore.

Alexandra Maria Oceanu
calore (33 Kb)

I testi sono stati prodotti nell’ambito del laboratorio effettuato presso l’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato “Giorgio Ambrosoli” di Codogno.