Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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Istituto tecnico “Alessandro Volta”

Lodi
  • LONTANANZA
  • NOSTALGIA
  • AMICI
  • CULTURA e RELIGIONE
  • LE CINQUE PAROLE


LONTANANZA

Madre, che tante volte hai versato lacrime solitarie sulla strada tortuosa della mia adolescenza,
Da quando hai lasciato la casa dei viventi
I miei pensieri senza sosta volano verso di te.
Abbandonata sulla riva dell’oblio, illumini fortemente
Senza respiro
I campi dei viventi che ti hanno conosciuto,
Sempre! Per sempre!
La tua faccia immobile accompagna instancabilmente
I miei sogni, i miei spiriti, i miei combattimenti,
Ho portato i miei occhi di fortuna in questo mondo.
Lontano da te sono privato del tuo amore cementato
Qui nel mio cuore, dalla mia miseria,
Ho pianto tantissimo, sì mamma, ho pianto!
Per poter essere accompagnato dal fiume delle mie lacrime alla tua dimora sacra. Arnold Willy Marius Akum
Sono in Italia da tre anni, i miei genitori mi hanno preceduto lasciandomi in Marocco finché non avessero trovato un lavoro e una sistemazione stabile.
La lingua italiana era la difficoltà maggiore, ora la conosco, la comprendo e la scrivo, ma mi sembra di aver rinnegato la mia.
A Milano, dove vivevo prima, era vitale saper comunicare per non isolarsi, ma mi chiedevo che senso avesse costringere gli esseri umani a parlare tante lingue diverse.
Per fortuna i bambini conoscono una lingua universale, quella del sorriso amichevole, il resto è venuto da sé. Youssef Qabiti
Luogo di nascita c’è
Troppo lontano da me
La mia patria è lontana
E io soffro qui, come in esilio.

Sogno che tutto sia come prima
Tutto è come l’ho lasciato,
Ma dicono che strade, palazzi,
Case di qualsiasi paese
Sono avanzate
E per l’Europa sono andate.

Il paese dove sono nato mi è troppo caro
Quanto mi manca
Ogni volta che lo penso
Il dolore mi prende.

Passerà un giorno in più
Ma poi proverò lo stesso amore
Ma il tempo potrebbe cambiarmi
E rendermi straniero verso di te.

La crescita
è la maledizione di questo mondo,
ogni sogno diventa vano
e la realtà sembra negarmi una possibilità
per essere felice
e di godere la mia vita nella mia città natale. Erdit Musaku


NOSTALGIA

Padre mio, mio preferito
Tu che mi hai fatto saltare da bambino sul tuo ginocchio
Come un pupazzo
Che non lo sai già!
Quando sorridi illumini tutta la casa.
Mi sentivo forte come un re
Quando camminavo vicino al tuo fianco. Arnold Willy Marius Akum
L’Ecuador
Un paese di cultura
Di cui pochi vedono la bellezza.
Il mio paese, la mia terra
Del quale sono orgoglioso.

Nostalgia è una angoscia
Una prigione senza chiave
Dalla quale non scappa nessuno
C’è solo la solitudine

Lontano dalla mia terra
Dove sono nato
Ho paura di non morire lì
Aspettando il giorno nel quale ritornare
Solo ricordi come questi mi sono rimasti.

Amici miei, con che felicità
Giochiamo, cantiamo, ridiamo
Ma solo uno è il mio obiettivo
Ritornare al mio paese, dal quale sono venuto.

Mi sento solo, mi sento triste
Ricordando il luogo, ricordando l’amore
Prima o poi dovrò tornare
Nel paese per il quale ho un grande affetto.
El Ecuador
Un pais de cultura
Que pocos ven su hermosura
Me paìz, mi tierra
De la cual soy una fiera.

Nostalgia una angustia
Una carcel sin la llave
De la qual no escapa nadie
Solo existe soledad

Lejos de mi tierra
Donde yo nacì
Tengo miedo de no morir ahy
Esperando el dia en cual regresar
Solo recuerdos me quedam ya.

Mis amigos, che felicidad
jugamos, cantamos, reimos
Solo uno es mi objetivo
Regresar a mi paiz del cual e venido.

Me siento solo, me siento triste
Recordando el lugar, ricordando el amor
Tarde o temprano e de regresar
A mi paiz al cual le tengo una grande afeccíon.
Eduardo Burgos
Provo la sensazione di una profonda nostalgia al pensiero dei miei amici e della mia famiglia lontani.
Nulla mi preme il cuore come ricordare il ricordo di quando giocavo a calcio con gli amici.
La mia famiglia era legata al momento del pranzo, quando si era tutti uniti, si scherzava e si giocava insieme. Youssef Qabiti
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AMICI
Non tutto si può confidare
Ai parenti e ai familiari
Non tutto si può dire
Ai nostri genitori

Se ti senti male
O hai un problema,
per primo ti viene in aiuto
il tuo amico più fedele.

Lui ti proteggerà, ti aiuterà,
sarà con te a lottare,
il tuo amico più vero
non ti tradirà, ne sono sicuro.

Sarà con te
Nella gioia e nel dolore.
Ti suggerirà sempre una soluzione
E ti indicherà la via giusta.

Dopotutto la sensazione della vera amicizia
È un valore assoluto che comunque si rivaluta
E nel tempo
La si stringe sempre più forte nella propria mano.

Aleksandar Shishkov


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CULTURA e RELIGIONE

Nel mio paese, la Romania, esiste una solida tradizione culturale, le nostre abitudini sono trasmesse di padre in figlio secondo il principio della semplicità e del rispetto.
Mi hanno insegnato che gli altri vanno ascoltati e rispettati, che ognuno deve seguire le sue tradizioni e che gli altri non hanno il diritto di obbligarlo a cambiarle, non avrebbe senso.
Nella mia famiglia la religione è importante, mi hanno insegnato che anche in essa esiste un forte legame con il passato e che in determinate ricorrenze devo seguire alcune indicazioni: in queste occasioni mia mamma ci tiene che io osservi il digiuno rispetto ad alcuni alimenti di origine animale (carne, uova, formaggi) e che non abusi degli altri, perché questo mi aiuterà a affrontare la festa con animo più puro.
In fondo io penso che mia mamma abbia ragione, in queste piccole rinunce si nascondono le radici della nostra cultura che nei secoli ha saputo fondersi con la liturgia religiosa, dando ai fedeli ortodossi una connotazione particolare, come del resto altri posseggono la loro. La religione non dovrebbe essere mai ragione di divisione, ognuno dovrebbe praticarla o viverla senza urtare la sensibilità altrui, mi pare che Dio abbia creato spazio in abbondanza per tutti… A volte i miei amici mi prendono bonariamente in giro, per una buona forchetta come me suona anomala la parola “digiuno”, tuttavia anche loro capiscono e rispettano la mia scelta e non si permettono di fare commenti offensivi, poiché in fondo io, come loro, porto dentro me il segno del legame con la terra dove sono nato e in questo mostrano l’intelligenza che io ho riconosciuto in loro.
Marius Pirvu

LONTANANZA e NOSTALGIA
Mi chiamo Ayrton, ho quindici anni e sono arrivato dall’Ecuador in Italia da quattro anni.
Stare qui è bello, ma mi mancano tutti miei amici e i miei parenti.
I miei genitori mi hanno preceduto nel 1999, lasciandomi per sei anni da mia nonna con i miei fratelli.
Con i miei fratelli studiavo in una scuola privata e il nostro orario prevedeva una frequenza dall’una alle sei di pomeriggio, certo molto diversa dagli orari che seguo qui.
Un giorno mio papà ci chiamò dicendoci che era suo desiderio che vivessimo nuovamente tutti assieme, una notizia bellissima non fosse stato per il cambiamento radicale che dovetti affrontare: il primo mese fu bruttissimo, mi mancavano tutti, ma soprattutto mia nonna, con la quale avevo un rapporto speciale.
Vivevo a Foligno, in provincia di Perugia, dove stavamo bene, ma mio padre decise di spostarsi a Sant’Angelo Lodigiano; per me i luoghi erano tutti belli ma uguali tra loro, in quanto non riuscivo a dimenticare il mio paese e la lontananza mi pesava comunque.
Il tempo mi ha aiutato a vivere come un’abitudine la mia permanenza in Italia, ma quando nel 2009 sono tornato in Ecuador a visitare le persone a me care ho capito quanto mi costasse stare lontano da casa e non volevo più ritornare indietro. Fu proprio mia nonna a convincermi a riprendere l’aereo per l’Italia.
Adesso sto bene, anche perché so che le persone a me care stanno anch’esse bene, ma nei momenti di difficoltà la lontananza dai miei amici si fa sentire molto, la nostalgia dei luoghi dove sono nato e cresciuto è pesante, so di poter contare sull’affetto di poche persone ma di grande valore. Ayrton Ramirez

“C’era una volta”, perché diventi “sempre”



C’era una volta l’Ignoranza che, stufa di non conoscere nulla, andò a trovare il Vecchio Saggio perché l’aiutasse a sciogliere dei dubbi che l’attanagliavano da tempo. Mentre si stava avvicinando alla casa la fermò il Giudizio:
«Ehi, amica mia, dove te ne stai andando tanto lesta?»
Ignoranza rispose «Mah, non so, passavo di qua e pensavo di...»
«Ah, ma allora tu pensi! - la interruppe bruscamente il Giudizio - e che cosa pensi? Pensi di andare a fare visita al Vecchio Saggio, suppongo, ma perché ci vai? Sai che non potrai comprenderne nemmeno una parola!?» e sghignazzando se ne andò via frettolosamente come era venuto.
Mortificata nell’animo, Ignoranza pensò che avesse ragione Giudizio, dopo tutto cosa voleva capire lei?
Era una giornata di sole, gli uccellini cinguettavano felici, ma, inaspettatamente, Ignoranza scorse una figura avvolta in pesanti scialli neri che si guardava attorno furtivamente, le chiese se avesse bisogno di aiuto, ma questa, che era la Paura, appena le fu rivolta la parola, scappò via urlante.
Sempre più abbattuta, Ignoranza continuò per una viuzza che aveva appena imboccato. Cammina e cammina, notò sull’angolo della strada uno strano negozio: tutto colorato e decorato con immagini insolite, come stelle, scritte incomprensibili, numeri al contrario... incuriosita decise di andare a vedere. Dopo che fu entrata, venne accolta da un profumo di incenso, mischiato a qualche altro odore che non riusciva bene a definire. Ma improvvisamente i suoi pensieri furono interrotti da un “Om” basso e profondo.
«Cosa vedo qui? Un’anima in pena, che sta cercando delle risposte, non è forse vero?»
«Sì, esatto – rispose lentamente Ignoranza, che non aveva la più pallida idea di dove fosse capitata – ma chi sei?»
«Come chi sono? – fece l’altra – sono la Superstizione! So cosa stai cercando: un qualche filtro d’amore forse, o una pozione che ti faccia ringiovanire, ma prima di tutto lascia che legga la tua mano. Ehi, ma cosa fai? Dove vai? Ti posso aiutare!».
Ignoranza, in effetti, era scappata via, un po’ per la paura di quella voce cavernosa, un po’ perché aveva capito che Superstizione, in realtà, non aveva compreso nulla. E così, sempre più sconsolata, decise di tornare a casa e farsi una bella dormita per dimenticarsi di quella brutta giornata.
Ecco che però, all’improvviso, da dietro un albero vide sbucare un tipo assai strano, uno un po’ fuori dalla norma, per intenderci: non vestiva come gli altri, era più eccentrico nei colori, sembrava che la sua pelle, nera come i suoi occhi, fosse unta da qualche olio particolare e in quel momento, come assorto, stava canticchiando una melodia di cui era impossibile cogliere il senso, simile al suono degli usignoli, ma più basso e leggero.
Questi si rivolse alla nostra sfortunata protagonista e le chiese dove abitasse Ignoranza. Lei impallidì al sentire il proprio nome, poiché era certa di non conoscere quel particolare individuo.
«Chi cerca Ignoranza? Sono io Ignoranza, ma tu chi sei? Cosa vuoi da me? Sono certa di non averti mai visto!»
Quello gli rispose subito: «Io sono Diverso, mi manda il Vecchio Saggio da te. Sto cercando un posto dove passare la notte, non ti preoccupare, non ti darò fastidio: ho solo bisogno di un posto caldo per dormire».
Sentendo nominare il Vecchio Saggio, Ignoranza si rincuorò e decise di ospitare quel tipo strano, che però cominciava a piacerle.
Passarono insieme alcuni giorni, giorni in cui Ignoranza conobbe gli usi e costumi del Paese di Diverso, strane tradizioni che però l’affascinavano, che la sorprendevano sempre più: se in un primo tempo aveva giudicato Diverso come un primitivo per il modo di mangiare e vestire, ora si pentiva di quel giudizio affrettato e chiedeva al suo ospite di prolungare la sua permanenza nella sua casa per conoscerlo meglio.
Dopo una settimana, però, Diverso decise che non poteva più rimanere e, prima che Ignoranza si svegliasse, lasciò la villetta sul far del giorno.
Ignoranza, quando scese in cucina per farsi la colazione, si stupì di non vedere Diverso già sveglio: era solito essere mattiniero. Andò nella stanza, per verificare che l’ospite stesse bene, ma le prese quasi un infarto quando scoprì che aveva lasciato l’abitazione.
Disperata, corse dal Vecchio Saggio, che era l’unico che sembrava fosse al corrente dell’arrivo di Diverso a Fiabilandia, la contrada dove viveva Ignoranza: «Sai dove posso trovare Diverso? Se ne è andato senza lasciarmi un biglietto, né dirmi nulla».
Il Vecchio, sorridendo, rispose: «All’inizio lo avevi giudicato come un “non a posto” e ne avevi anche paura, ora perchè mi vieni a chiedere di lui?».
«Non lo conoscevo ancora, mi sembrava strano, particolare, stravagante!»
Il saggio annuì e le disse: «Se non siamo in grado di porre fine alle differenze, non possiamo aiutare il mondo ad accettare la diversità. Sei stata brava ad accogliere Diverso, eppure è stato necessario che lui ti parlasse di me perché tu lo accettassi come un tuo pari. Ora hai compreso l’importanza del confronto.
Racconta agli altri la tua esperienza, perché è tempo che questi ostacoli vengano superati!».

Carolina Vigo