“C’era una volta”, perché diventi “sempre”
C’era una volta l’
Ignoranza che, stufa di non conoscere nulla, andò a trovare il Vecchio Saggio perché l’aiutasse a sciogliere dei dubbi che l’attanagliavano da tempo. Mentre si stava avvicinando alla casa la fermò il
Giudizio:
«Ehi, amica mia, dove te ne stai andando tanto lesta?»
Ignoranza rispose «Mah, non so, passavo di qua e pensavo di...»
«Ah, ma allora tu pensi! - la interruppe bruscamente il Giudizio - e che cosa pensi? Pensi di andare a fare visita al Vecchio Saggio, suppongo, ma perché ci vai? Sai che non potrai comprenderne nemmeno una parola!?» e sghignazzando se ne andò via frettolosamente come era venuto.
Mortificata nell’animo, Ignoranza pensò che avesse ragione Giudizio, dopo tutto cosa voleva capire lei?
Era una giornata di sole, gli uccellini cinguettavano felici, ma, inaspettatamente, Ignoranza scorse una figura avvolta in pesanti scialli neri che si guardava attorno furtivamente, le chiese se avesse bisogno di aiuto, ma questa, che era la
Paura, appena le fu rivolta la parola, scappò via urlante.
Sempre più abbattuta, Ignoranza continuò per una viuzza che aveva appena imboccato. Cammina e cammina, notò sull’angolo della strada uno strano negozio: tutto colorato e decorato con immagini insolite, come stelle, scritte incomprensibili, numeri al contrario... incuriosita decise di andare a vedere. Dopo che fu entrata, venne accolta da un profumo di incenso, mischiato a qualche altro odore che non riusciva bene a definire. Ma improvvisamente i suoi pensieri furono interrotti da un “Om” basso e profondo.
«Cosa vedo qui? Un’anima in pena, che sta cercando delle risposte, non è forse vero?»
«Sì, esatto – rispose lentamente Ignoranza, che non aveva la più pallida idea di dove fosse capitata – ma chi sei?»
«Come chi sono? – fece l’altra – sono la
Superstizione! So cosa stai cercando: un qualche filtro d’amore forse, o una pozione che ti faccia ringiovanire, ma prima di tutto lascia che legga la tua mano. Ehi, ma cosa fai? Dove vai? Ti posso aiutare!».
Ignoranza, in effetti, era scappata via, un po’ per la paura di quella voce cavernosa, un po’ perché aveva capito che Superstizione, in realtà, non aveva compreso nulla. E così, sempre più sconsolata, decise di tornare a casa e farsi una bella dormita per dimenticarsi di quella brutta giornata.
Ecco che però, all’improvviso, da dietro un albero vide sbucare un tipo assai strano, uno un po’ fuori dalla norma, per intenderci: non vestiva come gli altri, era più eccentrico nei colori, sembrava che la sua pelle, nera come i suoi occhi, fosse unta da qualche olio particolare e in quel momento, come assorto, stava canticchiando una melodia di cui era impossibile cogliere il senso, simile al suono degli usignoli, ma più basso e leggero.
Questi si rivolse alla nostra sfortunata protagonista e le chiese dove abitasse Ignoranza. Lei impallidì al sentire il proprio nome, poiché era certa di non conoscere quel particolare individuo.
«Chi cerca Ignoranza? Sono io Ignoranza, ma tu chi sei? Cosa vuoi da me? Sono certa di non averti mai visto!»
Quello gli rispose subito: «Io sono
Diverso, mi manda il Vecchio Saggio da te. Sto cercando un posto dove passare la notte, non ti preoccupare, non ti darò fastidio: ho solo bisogno di un posto caldo per dormire».
Sentendo nominare il Vecchio Saggio, Ignoranza si rincuorò e decise di ospitare quel tipo strano, che però cominciava a piacerle.
Passarono insieme alcuni giorni, giorni in cui Ignoranza conobbe gli usi e costumi del Paese di Diverso, strane tradizioni che però l’affascinavano, che la sorprendevano sempre più: se in un primo tempo aveva giudicato Diverso come un primitivo per il modo di mangiare e vestire, ora si pentiva di quel giudizio affrettato e chiedeva al suo ospite di prolungare la sua permanenza nella sua casa per conoscerlo meglio.
Dopo una settimana, però, Diverso decise che non poteva più rimanere e, prima che Ignoranza si svegliasse, lasciò la villetta sul far del giorno.
Ignoranza, quando scese in cucina per farsi la colazione, si stupì di non vedere Diverso già sveglio: era solito essere mattiniero. Andò nella stanza, per verificare che l’ospite stesse bene, ma le prese quasi un infarto quando scoprì che aveva lasciato l’abitazione.
Disperata, corse dal Vecchio Saggio, che era l’unico che sembrava fosse al corrente dell’arrivo di Diverso a Fiabilandia, la contrada dove viveva Ignoranza: «Sai dove posso trovare Diverso? Se ne è andato senza lasciarmi un biglietto, né dirmi nulla».
Il Vecchio, sorridendo, rispose: «All’inizio lo avevi giudicato come un “non a posto” e ne avevi anche paura, ora perchè mi vieni a chiedere di lui?».
«Non lo conoscevo ancora, mi sembrava strano, particolare, stravagante!»
Il saggio annuì e le disse: «Se non siamo in grado di porre fine alle differenze, non possiamo aiutare il mondo ad accettare la diversità. Sei stata brava ad accogliere Diverso, eppure è stato necessario che lui ti parlasse di me perché tu lo accettassi come un tuo pari. Ora hai compreso l’importanza del confronto.
Racconta agli altri la tua esperienza, perché è tempo che questi ostacoli vengano superati!».
Carolina Vigo