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Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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TACERE È IMPOSSIBILE Nell’anno scolastico 2008/09 la Commissione Intercultura dell’Istituto “Maffeo Vegio” ha elaborato un questionario anonimo a domande aperte rivolto alle/agli studenti stranieri.
La richiesta di definizione dei concetti di razzismo e di convivenza aveva lo scopo di conoscere le rappresentazioni mentali connesse a essi; la richiesta di raccontare un episodio di razzismo e di convivenza aveva la finalità di sondare le esperienze e i vissuti.
Dall’analisi dei questionari risulta evidente la tendenza ad articolare le definizioni di razzismo in modo complesso, nel tentativo di rintracciare anche le origini del fenomeno. Prevalgono osservazioni che rimandano a stereotipi negativi, atteggiamenti sociali, posizioni pregiudiziali, comportamenti discriminatori.

Mentre le definizioni di convivenza appaiono per lo più teoriche, cariche di elementi ideali, quelle di razzismo esprimono chiaramente reazioni intense e spesso evocano un vissuto concreto e personale.
I racconti dei fatti di razzismo sono molto dettagliati e appassionati: viene utilizzato spesso il discorso diretto e abbondano i particolari. Ciò manifesta l’intensità del coinvolgimento delle/degli studenti negli episodi narrati. Prevalgono sentimenti di rabbia e di avvilimento; in alcuni casi viene espressa commiserazione nei confronti di chi agisce in modo razzista.

È significativo che gli episodi vissuti come vittima siano numerosi. Inoltre proprio la scuola risulta essere il luogo in cui per lo più si sperimentano e si osservano episodi di razzismo. Sicuramente dall’analisi dei questionari si evince l’interesse per le tematiche proposte, ma soprattutto l’esigenza, esplicitata da circa la metà delle/degli intervistati, di confrontarsi e riflettere sulla propria esperienza insieme ai coetanei e a un docente.

In particolare il tema del razzismo suscita osservazioni e reazioni che chiedono di essere comunicate e meglio comprese. Fatti di vita ed esperienze molto private vengono raccontate forse per la prima volta o comunque con l’urgenza e l’immediatezza di chi ha l’esigenza di denunciarli.
Le definizioni di convivenza – nelle quali il concetto viene sempre descritto come positivo – evidenziano idee piuttosto chiare di quello che queste/i giovani pensano e desiderano: molti utilizzano parole che esprimono tensione, desiderio, progetto, volontà di costruire.
Si notano tuttavia due elementi problematici: la sottolineatura delle difficoltà da affrontare per realizzare la convivenza e il contrasto tra la valenza positiva delle definizioni e gli episodi raccontati. Infatti emergono da un lato la difficoltà di alcuni di trovare nella propria memoria esperienze vissute personalmente (come confermano alcuni esempi molto generici e il fatto che alcuni questionari non presentino risposta a questa richiesta), dall’altro addirittura la tendenza spontanea a raccontare fatti che testimoniano piuttosto l’assenza della convivenza o il suo contrario. La Commissione Intercultura durante l’anno scolastico 2009/10 ha risposto ai bisogni emersi e al desiderio di parlare di questo temi con altri studenti e con alcuni insegnanti attraverso la proposta di una serie di incontri, ai quali ha partecipato anche la psicologa delle migrazioni Silvia Negri.

Claudia Braida e Alessandra Peviani

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Le fotografie che illustrano queste pagine sono di Emilia Sagitto, per gentile concessione dell’autrice.
In alto a sinistra: Ti porterò ovunque; in basso a destra: La finestra della camera di un albergo che divide con altri se stesso che egli non conosce
Emilia Sagitto è una giovane fotografa che vive e opera a Napoli.
Si veda www.flickr.com/photos/indi-emi.