Lodi per Mostar onlus

... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

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Agota Kristof
Agota Kristof
1935

È una donna minuscola e leggera, trascorre un’infanzia felice e un’adolescenza difficile a Csikvánd, in Ungheria, dove è nata nel 1935.
È costretta a lasciare il suo Paese nel 1956, in seguito all’intervento dell’Armata Rossa per sopprimere la rivolta popolare. Scappa in Svizzera con il primo marito, anticomunista, e la figlia di pochi mesi; non lo perdonerà mai per averla portata via dal suo paese: «Era lui che aveva paura», afferma in un’intervista. Sceglie di lavorare in fabbrica come operaia, accanto al suo macchinario si trova sempre un foglietto di carta dove annota i suoi versi.
Nei suoi capolavori, Il grande quaderno (1986), La prova (1988), La terza menzogna (1991), usciti in traduzione italiana con il titolo di La trilogia della città di K, e Ieri (1995) lo stile è secco, essenziale e duro. È una scrittrice ungherese in lingua francese, costretta ad abbandonare la propria lingua a ventun anni: «Cinque anni dopo essere giunta in Svizzera parlo il francese, ma continuo a non saperlo leggere. Sono tornata analfabeta. Io che leggevo già a quattro anni», scrive nel testo autobiografico L’analfabeta, del 2004.

a cura della classe 4a A, Ilaria Sali


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