... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

Tenzin Gyatso (Oceano di Saggezza) è il XIV Dalai Lama, guida spirituale del buddhismo tibetano, ritenuto dai fedeli reincarnazione del Buddha.
Nasce nel 1935 a Lhasa, un piccolo villaggio del Tibet; è presidente del governo tibetano in esilio, l’unico governo legittimo del Tibet, in seguito all’invasione e all’occupazione del paese da parte della Cina, che a partire dal 1950 priva la nazione tibetana di autonomia politica e di libertà religiosa. Nel 1959, per l’inasprirsi dell’occupazione cinese, Tenzin Gyatso è costretto a fuggire e ottiene asilo politico in India, a Dharamsala, dove tuttora risiede.
«Prima di addormentarmi, penso sempre per qualche minuto. Penso alla gente in Tibet, a quello che sta soffrendo, al suo dolore. E mentalmente recito una preghiera di ringraziamento per essere libero. Un rifugiato, ma libero. Che può parlare per il suo popolo e cercare di alleviarne le sofferenze».
Nel 1989 riceve il Premio Nobel per la Pace, come riconoscimento alla sua azione non violenta contro la dominazione cinese del Tibet.
a cura della classe 4a A, Gloria Zucchelli
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