... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti
Il 10 maggio 1933, a Berlino, avviene il più grande rogo nazista di libri considerati contrari allo “spirito tedesco” ed espressione di “cultura degenerata”; tra questi vi sono le opere di Sigmund Freud, che si dice abbia commentato: «Che progresso! Nel Medioevo avrebbero bruciato me. Oggi si accontentano di bruciare i miei libri».
Nato nel 1856 a Freiberg, in Moravia, da una famiglia di cultura ebraica, si trasferisce a Vienna nel 1860; il forte antisemitismo della capitale austriaca non limita la sua libertà di pensiero e la sua carriera; consegue infatti la laurea in medicina nel marzo 1881 e diviene docente universitario nel 1902. È il fondatore della psicoanalisi, la disciplina che si occupa dell’interpretazione della psiche umana e dei processi psichici inconsci. Con l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, nel 1938, per sfuggire alla persecuzione e alla deportazione, Freud è costretto a rifugiarsi a Londra, dove muore l’anno successivo.
È autore di molti saggi, tra i quali L’interpretazione dei sogni (1900), Introduzione alla psicoanalisi della vita quotidiana (1915-1917), Il disagio della civiltà (1930).