... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

«Il sacrificio della nostra patria è consumato: tutto è perduto»: così scrive Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Nicolò Ugo Foscolo nasce nell’isola greca di Zante (l’antica Zacinto) il 6 febbraio 1778. Nel 1784 la famiglia si trasferisce a Spalato, in Dalmazia; nel 1793 il giovane sceglie Venezia come patria di elezione. Inizia con passione l’attività di letterato e, nel contempo, si arruola nell’esercito napoleonico in Italia. Dopo la fine della Repubblica veneta, si sposta prima a Bologna, poi a Milano. Nel 1808 è nominato professore di eloquenza italiana e latina presso l’Università di Pavia, ma la cattedra è soppressa dopo pochi mesi. Nel 1811 è a Firenze, nel 1813 di nuovo a Milano, ma già sulla via dell’esilio: rifiuta il giuramento di fedeltà all’Austria e nel marzo 1815 ripara in Svizzera; costantemente ricercato dalla polizia austriaca, nel 1816 si imbarca per Londra, dove vive fino alla morte, avvenuta il 10 settembre 1827.
Foscolo è uno dei più grandi letterati in lingua italiana: è autore del romanzo Ultime lettere di Jacopo Ortis, delle Poesie, del carme Dei Sepolcri e del poema Le Grazie.