... il gesto di distruggere un ponte resta per me un'offesa misteriosa, più profonda della semplice demolizione di un manufatto. Porta con sé un oltraggio, una mano che strappa via i punti di sutura di una ferita. Perciò ricostruire un ponte mi consola come un atto di medicazione, una cura prestata che rimette in piedi e in cammino una comunità.
ERRI DE LUCA, Ponti

Il degrado delle carceri italiane "una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile"
Giorgio Napolitano
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Il potere della paura- La paura – scrive Elias Canetti – è rifluita «nell’oscurità, dove continua a operare, indisturbata
e innominata». La paura ha suggerito l’accusa di stupro contro due «zingari» alla giovanissima
che ha dato inizio al pogrom di Torino, la sera di sabato 10 dicembre; la paura ha fatto fuggire
dal campo, situato nel quartiere operaio delle Vallette, le famiglie rom che vi abitavano,
profughe dalle periferie urbane dell’Europa orientale; e ancora la paura, capace di scatenare
aggressività senza controllo, ha acceso le torce nelle mani degli ultras - come definirli? - che
hanno dato fuoco alle povere case del campo, al grido di «Zingari di m[…], vi ammazziamo
tutti».
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Fuggiti per sempre-«Perché mi schiante?» - Perché mi schianti? Non c’è lettore dell’Inferno che non ricordi Pier
delle Vigne, violento contro sé, suicida straziato, protagonista del canto XIII. «Perché mi
scerpi?» - Perché mi spezzi?
Il turbamento di Dante personaggio, stretto al suo maestro Virgilio, la selva di alberi irti e
nodosi, il silenzio irreale interrotto da lamenti strani. E ancora il ramo spezzato di «un gran
pruno», che gocciola sangue e parole… Impossibile non tremare alla lettura, anche per chi,
come me, ama con passione la Commedia e ne ha portato nella Casa circondariale non il
dolore senza riscatto e senza fine dell’Inferno, ma la luce diurna del Purgatorio, metafora del
carcere e della vita quale esilio dell’anima sulla terra.
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Le prigione malate-Le prigioni italiane sono «malate», afferma il titolo dell’ottavo rapporto dell’Osservatorio
Antigone sulle carceri del nostro paese, presentato a Roma il 28 ottobre scorso e ora
disponibile in libreria per le Edizioni dell’Asino. Una lettura amara ma illuminante, che denuncia
i mali di un sistema in affanno, a un passo dal collasso. Dopo un’estate di appelli e istanze,
culminati il 14 agosto scorso nel giorno di sciopero della fame e della sete per la convocazione
straordinaria del Parlamento su giustizia e carceri, il silenzio è nuovamente calato sulla
situazione di degrado e illegalità dei penitenziari italiani. Del resto, nel periodo tra giugno e
ottobre, i temi della giustizia e delle carceri sono stati presenti in appena lo 0,8% delle notizie
in telegiornali e spazi di approfondimento (fonte: Radicali Italiani).
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Il giusto limite alla sofferenza-«Satyagraha» è parola indiana di origine sanscrita, a sua volta composta da due parole che in
lingua italiana significano «verità» e «fermezza»: indica una lotta politica e sociale che si
avvale di modalità non violente. Il termine è divenuto attuale negli ultimi giorni: «satyagraha»
è denominato lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella, forma di protesta di forte
valore simbolico e animata da tensione etica per denunciare la situazione di degrado e illegalità
dei penitenziari italiani; domenica scorsa, 14 agosto, allo storico leader radicale si sono
affiancati oltre duemila cittadine e cittadini, che hanno aderito all’appello per la convocazione
straordinaria del Parlamento su giustizia e carceri, «questione di prepotente urgenza sul piano
costituzionale e civile» (così il Presidente della Repubblica).
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Giustizia e carceri. Un giorno di sciopero della fame e della sete- «Noi, che a diverso titolo abbiamo a che fare con il mondo delle carceri: o perché vi lavoriamo,
da direttori, agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali, medici, infermieri, personale
amministrativo, volontari, cappellani; o perché facciamo parte di quelle istituzioni che, avendo
il compito di legiferare o intervenire direttamente, il problema dell’illegalità delle carceri sono
chiamate a risolverlo; o perché siamo proprio gli ultimi, cioè i “detenuti ignoti”...
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Punire gli ultimi- «Lasciateci entrare: il 25 luglio manifestazione davanti ai CIE [Centri di Identificazione ed
Espulsione per cittadini stranieri irregolari]». «Nei CIE sono finiti anche richiedenti asilo [in
fuga dalla guerra civile in Libia]». «Cento detenuti morti in sei mesi [nel 2011]». Sono tra gli
ultimi lanci del «Redattore sociale», l’agenzia giornalistica che quotidianamente, attraverso la
rete, propone informazione qualificata sui temi del disagio e dell’impegno sociale.
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Cos'è un CIE- Il carcere non è l’ultima istituzione totale del mondo civile, abbattuti i cancelli di lager e
manicomi. È la penultima. L’ultima sono i CIE, i Centri di Identificazione ed Espulsione istituiti
con Decreto Legge 92/2008 – “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” –, poi
convertito nella Legge 125 dello stesso anno.
Cos’è un CIE?
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Nudi corpi- «Il carcere così com’è non serve a niente – la battuta, consapevolmente amara, è di Libero
Tarsitano, direttore della Casa circondariale di Torino nel bel film di Davide Ferrario Tutta colpa
di Giuda – Più che altro serve a quelli che stanno fuori per tirare una linea, per buttare la
“monnezza” sotto al tappeto. E nessuno si preoccupa del vero problema. Ossia? Il tappeto».
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Da un’emergenza all’altra - «L’uniformità della lingua, lo spostamento di parole da un contesto all’altro e la loro continua
ripetizione sono il segno di una malattia degenerativa della vita pubblica che si esprime, come
sempre in questi casi, in un linguaggio stereotipato e kitsch, proprio per questo largamente
diffuso e bene accolto». Così scrive Gustavo Zagrebelsky nel suo breve, illuminante saggio Sulla lingua del tempo presente, nel quale analizza alcuni «luoghi comuni linguistici» che, pur non compresi appieno nel loro significato, strutturano il sentire comune degli italiani e danno forma alla loro vita politica.
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Democrazia, welfare, discriminazione- «Tutto è cominciato con la democrazia – afferma Tony Benn, storico deputato labour, in Sicko di Michael Moore – prima, quando nessuno aveva il voto, tutto il potere era nelle mani dei
ricchi: quello che ha fatto la democrazia è stato dare ai poveri il voto. La democrazia ha
spostato il potere dai mercati azionari ai seggi elettorali, dal potere economico alle votazioni. E
la domanda che veniva dal popolo era molto semplice: se riesci a trovare i soldi per uccidere le
persone, puoi trovarli per aiutare le persone!»
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Balle spaziali- «Balle spaziali» è il titolo di un film di Mel Brooks del 1987: una feroce parodia delle «Guerre stellari» di quegli anni, improbabile e comica, in cui la tragedia espressa dal modello vira nella farsa e nella risata. Non diversamente, in questi giorni, il dramma della Libia e del suo popolo massacrato trova eco distorta nelle affermazioni di allarme del Governo italiano, relative a una «nuova emergenza clandestini». Con una differenza fondamentale: non siamo al cinema, dunque non c’è nulla da ridere.
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Virus globale - Il 1989 – si è detto - segna la fine della storia: la caduta dell’Unione Sovietica, il disintegrarsi delle dittature, la diffusione della democrazia (nell’arco di un decennio il numero delle nazioni «libere» passa da 69 a 118) portano buona parte dell’umanità a credere fermamente di vivere nel migliore dei mondi possibili. Con un effetto collaterale: «Tutti coloro che fino a quel momento erano stati tenuti al riparo dall’epidemia democratica di tipo occidentale vengono infettati» scrive l’economista Loretta Napoleoni.
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“A chi figlio e a chi figliastro”
«A chi figlio e a chi figliastro» è un proverbio napoletano colorito e fulmineo: indica un’arbitraria disparità di trattamento tra pari e richiama, forse, la fiaba di Cenerentola, la «peccerella» (ragazzetta) privata dello statuto di figlia e precipitata nella condizione di figliastra, della quale Giambattista Basile ha reso note le vicende nella sua Gatta Cennerentola, che – per inciso - precede di oltre tre secoli la Cinderella disneyana.
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Sogni e incubi - Qual è la verità in materia di immigrazione? Il dibattito sulla presenza delle persone straniere a Lodi e nel Lodigiano, nelle ultime settimane, si è articolato in tre occasioni di rilievo: la presentazione dell’“Annuario statistico 2009”, a cura dell’Osservatorio della Provincia di Lodi, il 21 settembre; gli Stati Generali del Lodigiano, con la sottoscrizione del “Patto per il futuro del Lodigiano”, il 2 ottobre; il dibattito “Immigrazione ed integrazione, quali politiche?”, per iniziativa del Popolo della Libertà, il 15 ottobre. Le prospettive e gli orizzonti delineati nelle tre occasioni meritano un approfondimento, per “guardare lontano” e progettare con consapevolezza il futuro del territorio.
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E' la lingua che fa uguali?
«Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli». Queste le parole illuminanti e attualissime di don Lorenzo Milani. Parole in apparenza coerenti con la scelta governativa di sottoporre le cittadine e i cittadini stranieri residenti nel nostro paese (di primo ingresso o che richiedano un permesso di soggiorno di lunga durata) a un esame che certifichi la conoscenza della lingua italiana.
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Liberté, égalité, fraternité - Liberté, égalité, fraternité: a distanza di oltre duecento anni le parole d’ordine della Rivoluzione Francese risuonano con forza e chiedono attuazione. Libertà di movimento, principio fondante dell’Unione Europea; uguaglianza nelle opportunità e nei diritti, come afferma solennemente l’articolo 3 della Costituzione repubblicana; fraternità, ovvero consapevolezza (cristiana e illuminista) di appartenere alla comune umanità.
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Emergenza sicurezza - Nel giugno e nel luglio scorsi (rispettivamente il 21 e il 7) la Corte costituzionale si è pronunciata in merito alla legittimità delle cosiddette “ronde”, la cui istituzione da parte dei Comuni risultava disciplinata dalla Legge 94 del 15.07.2009 e dal successivo Decreto del Ministro dell’Interno dell’8.08.2009 in materia.
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Pacchetto sicurezza, un anno dopo - Quante persone in Italia sanno (o credono di sapere) che cosa sia il “pacchetto sicurezza”? Tante, senza dubbio. A dire il vero, il complesso insieme di leggi, decreti, ordinanze noto con questo nome e divenuto esecutivo l’8 agosto 2009 (a distanza di oltre un anno dal suo annuncio) non è conosciuto nella sua effettiva sostanza quanto nella “vulgata” governativa e mediatica, ovvero di strumento di contrasto dell’immigrazione clandestina, responsabile – pure secondo il senso comune – di degrado urbano, illegalità diffusa, criminalità organizzata.
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Il 27 ottobre 2009 oltre quattrocento cittadine e cittadini di Lodi hanno assistito alla proiezione del film documentario Come un uomo sulla terra, di Riccardo Biadene, Andrea Segre e Dagmawi Yimer, alla presenza di uno dei registi, il giovane Andrea Segre, e per iniziativa di venticinque associazioni e organizzazioni del territorio. Il film, intenso e coraggioso, denuncia le terribili condizioni in cui i migranti africani ,donne e uomini, eritrei in particolare, vivono in Libia prima di tentare l’imbarco per Lampedusa: privati della dignità umana e ridotti a nudi corpi, sono oggetto di mercato tra poliziotti e trafficanti, subiscono stupri e violenze sia dentro le strutture di detenzione dello Stato libico, sia sui camion e nei container durante gli spostamenti, fino, in gran parte, a morirne.
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Rifugiati in campo - «Il suo canto ha dato voce al dolore dell’esilio che lei ha provato per trentun anni. Allo stesso tempo la sua musica ispirava un profondo senso di speranza in tutti noi». Così Nelson Mandela, storico presidente sudafricano, ricordava Miriam Makeba all’indomani della sua morte, avvenuta in Italia, dopo aver cantato al concerto di Castel Volturno contro la camorra e il razzismo, il 9 novembre 2008.
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Il vocabolario di «Babele
Luigi Lombardi Vallauri
filosofo del diritto, Università degli Studi di Firenze
Mihai Mircea Butcovan
scrittore
Silvana Cesani
assessora alle Politiche sociali del Comune di Lodi
ragazze e ragazzi delle scuole aderenti al progetto
Da un racconto di Mihai Mircea Butcovan - «L’hai mai vista tu Milano da cento metri d’altezza? Le punte, le guglie e i piccioni... I piccioni, mai sazi, che si spingono ancor più su per poi planare sui tetti, frenare sui cornicioni e da lì lasciarsi cadere nel vuoto fino all’atterraggio sul cemento orizzontale della città, per raccogliere le briciole di gente che guarda la città dal basso...».
Festival di Teatro delle Scuole del Lodigiano Lodi, Teatro alle Vigne
martedì 25 maggio 2010, ore 21.15
Istituto “Maffeo Vegio” classe 5a A del liceo delle scienze sociali
con Asylum Seekers e Tam Tam d’Afrique
L’ultimo «Quaderno Interculturale» si pone in continuità con il precedente (Per la convivenza scolastica), che presenta la proposta di percorsi didattici interdisciplinari finalizzati alla convivenza democratica elaborata dai docenti referenti intercultura delle scuole superiori lodigiane.

Anche per il 2011 e il 2012 è garantita la prosecuzione di un piccolo, ma importante percorso di convivenza che vede crescere e giocare insieme, in pace, bambine e bambini delle tre nazionalità un tempo costitutive della terra di Bosnia Erzegovina.
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Visualizza il volantino relativo all'iniziativa "Pape dalla Bosnia per le Scuole dell'Infanzia di Trsce e Vukanovici"